Prosegue con nuovi sviluppi l’istruttoria sul caso della cosiddetta famiglia nel bosco, una vicenda che da mesi tiene alta l’attenzione dell’opinione pubblica e delle autorità giudiziarie. Dopo la fase iniziale dei test rivolti ai genitori, si è ora entrati in un momento cruciale: la valutazione diretta dei bambini, trasferiti da circa cinque mesi in una casa famiglia a Vasto. Un passaggio ritenuto fondamentale per comprendere il loro stato attuale e orientare le future decisioni del tribunale.
Nella struttura abruzzese è arrivata la psicologa incaricata dal Tribunale per i Minorenni, Valentina Garrapetta, collaboratrice della consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli. I minori sono stati sottoposti a una serie di test psicologici della durata complessiva di circa tre ore. Le attività si sono svolte alla presenza dell’avvocata Danila Solinas, di un interprete e di un consulente di parte scelto dalla famiglia, in un contesto controllato volto a garantire trasparenza e correttezza nelle operazioni.

Famiglia nel bosco, novità sui figli: “A cosa li sottopongono”
Nel corso del pomeriggio, anche la Ctu Simona Ceccoli ha raggiunto la casa famiglia per un primo incontro conoscitivo e di osservazione. L’obiettivo dell’intera attività è chiaro: valutare in maniera approfondita le condizioni dei bambini, analizzando il loro sviluppo cognitivo, la sfera psico-affettiva e il modo in cui vivono la quotidianità nel nuovo contesto. Un’attenzione particolare è stata riservata anche al loro rapporto con le figure adulte e al cambiamento affrontato negli ultimi mesi, inclusa la modifica nel loro approccio alla scuola.
Questa fase dell’indagine si inserisce in un quadro già complesso. Nei mesi precedenti, infatti, i minori erano stati descritti più volte come sotto forte stress, talvolta più aggressivi rispetto al passato e, secondo alcune ricostruzioni, così spaventati o a disagio da arrivare a farsi del male da soli. A fronte di queste segnalazioni, si sono contrapposte le versioni dei genitori e quelle degli assistenti sociali e degli operatori della struttura, rendendo necessaria una valutazione tecnica indipendente.

Ed è proprio nella seconda parte di questa vicenda che emergono le tensioni più forti. Da un lato c’è la madre, Catherine, che continua a lanciare un grido d’allarme sulle condizioni dei figli, definendoli “spenti e sofferenti”. Una posizione sostenuta anche dal consulente di parte della famiglia, che condivide le preoccupazioni espresse dalla donna.
Dall’altro lato, però, arrivano anche critiche sul metodo utilizzato per la perizia. Lo psichiatra Tonino Cantelmi ha infatti dichiarato: “Esprimo molte perplessità sulla perizia e sulla sua qualità nella componente testologica”. Un giudizio netto, che apre ulteriori interrogativi sull’attendibilità e sulla correttezza dell’analisi svolta.
Cantelmi ha poi precisato che queste perplessità saranno portate nelle sedi opportune, ma ha anche sottolineato lo stato emotivo della madre, parlando di una donna costretta a “pagare il prezzo di un’ostilità da parte del sistema. Tutto questo non c’entra nulla con i rilievi fatti dal tribunale nell’ordinanza del prelievo. Continuo a confidare nel buon senso”. Parole che aggiungono un ulteriore livello di complessità a una vicenda ancora lontana da una conclusione e che ora attende le prossime decisioni dell’autorità giudiziaria, chiamata a stabilire quale sia la soluzione più adeguata nell’interesse dei minori.


