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“Cosa mi faceva papà. E mamma…”. Orrore in Italia, il racconto choc della giovanissima

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violenta figlia 7 anni reazione choc madre

Una storia di violenze consumate tra le mura domestiche e rimasta nascosta per anni. Una bambina di appena sette anni sarebbe stata picchiata, seviziata e abusata dal padre, mentre la madre avrebbe coperto quanto accadeva. Per questi fatti il Tribunale di Lecce ha condannato l’uomo, oggi 66enne, a 17 anni di carcere e la donna, 51 anni, a 11 anni e sei mesi. La vicenda è stata ricostruita da Repubblica.

Secondo l’accusa, la madre non avrebbe protetto la figlia e avrebbe anzi giustificato le violenze, dicendole che così “avrebbe imparato a comportarsi bene“. I giudici hanno disposto anche la perdita a vita della responsabilità genitoriale e altre pene accessorie. Il padre rispondeva inoltre di detenzione di materiale pedopornografico, oltre che di maltrattamenti e violenza sessuale ai danni della minore.

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Lecce, condannati i genitori della bambina

I fatti risalgono al 2017. L’inchiesta, coordinata dalla pm Stefania Mininni, avrebbe ricostruito una lunga serie di abusi. L’uomo avrebbe baciato e palpeggiato la figlia, colpendola ripetutamente con un bastone e provocandole bruciature con un accendino. Neppure le lacrime, le ferite e i sanguinamenti della bambina sarebbero riusciti a fermarlo. La madre, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe rimasta accanto al marito senza opporsi.

Il racconto della minore è emerso soltanto dopo il trasferimento in una comunità protetta. Qui la bambina ha trovato il coraggio di parlare con gli operatori, partendo dai maltrattamenti e riuscendo poi a descrivere anche gli abusi sessuali. Le sue dichiarazioni hanno dato il via agli accertamenti della Squadra mobile, con il coinvolgimento degli specialisti impegnati nei reati contro la persona e nella tutela dei minori.

Il racconto e i riscontri degli investigatori

La testimonianza della bambina sarebbe stata confermata dalle consulenze psicodiagnostiche e dagli esami tecnici effettuati sul materiale informatico sequestrato durante le indagini. Gli investigatori avrebbero quindi raccolto elementi ritenuti compatibili con il suo racconto. La ricostruzione ha portato al processo e alla condanna in primo grado dei due genitori, accusati di avere trasformato la casa in un luogo di paura e sofferenza.

La ragazza vive ancora in una struttura protetta, lontana dall’ambiente familiare in cui sarebbero avvenuti gli abusi. Il suo percorso di recupero prosegue con il sostegno degli operatori. La sentenza ha riconosciuto la gravità del quadro descritto dall’accusa, ma non è definitiva. Le difese potranno infatti impugnarla dopo il deposito delle motivazioni, che dovrebbero essere rese note entro novanta giorni.

Gli avvocati Roberto Rella e Fabrizio Pisanello potranno presentare ricorso in Appello per conto degli imputati. Fino a una sentenza irrevocabile resta valido il principio di non colpevolezza. Al centro della vicenda rimane però il racconto di una bambina che, dopo anni di silenzio, è riuscita a chiedere aiuto e a far emergere quanto sarebbe accaduto nella sua famiglia.


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