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“Quei video choc sul pc…”. Andrea Sempio, i dubbi degli inquirenti: cosa emerge dalle indagini

  • Italia

A diciotto anni dal delitto che ha sconvolto l’opinione pubblica italiana, il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, sembra destinato a riaccendere interrogativi mai del tutto sopiti. La morte della giovane, trovata senza vita nella villetta di famiglia, ha segnato un’epoca, e la condanna definitiva del suo ex fidanzato Alberto Stasi, ritenuto il responsabile, sembrava aver chiuso il cerchio. Ma una nuova ondata di indagini, documenti rispolverati e analisi scientifiche aggiornate sta minando le certezze di quella sentenza.

Le attenzioni investigative si stanno ora concentrando su un altro nome, quello di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. La sua figura, per lungo tempo ai margini dell’inchiesta, è tornata al centro dell’attenzione grazie a una serie di elementi raccolti negli ultimi mesi. La Procura di Pavia ha riaperto il fascicolo dopo l’analisi di una vecchia impronta palmare – la numero 33 – individuata sul muro delle scale che portano al seminterrato, oggi attribuita a Sempio grazie a nuove tecnologie biometriche. Un dettaglio che fino a poco tempo fa era considerato irrilevante, ma che oggi potrebbe ribaltare tutto.

Garlasco, così gli inquirenti sono arrivati ad Andrea Sempio


A destare ulteriore sospetto non è solo la traccia lasciata sul luogo del delitto, ma anche il profilo psicologico che sta emergendo attorno a Sempio. Scritti privati ritrovati in casa sua, datati fino al 2017, contengono frasi allarmanti come “Ho fatto cose così brutte che nessuno può neanche immaginare”. Ma ciò che colpisce è anche l’attenzione quasi ossessiva che l’uomo avrebbe riservato a Stasi, come documentano i post pubblicati in coincidenza con le sue condanne del 2014 e del 2015. Un’ossessione che, secondo gli inquirenti, non sarebbe solo virtuale. A indagare sul suo stato mentale è oggi il Racis dei carabinieri, incaricato di delineare un profilo psicologico completo.

Tra i tasselli che stanno minando la narrazione consolidata di questo delitto c’è anche l’alibi di Andrea Sempio. Finora, la sua presenza a Vigevano la mattina dell’omicidio era stata giustificata da uno scontrino del parcheggio, giudicato però “anonimo” poiché privo di targa. Le nuove indagini sulle celle telefoniche raccontano un’altra storia: proprio alle 9 del 13 agosto, la madre di Sempio avrebbe inviato un messaggio a un vigile del fuoco, in servizio a Vigevano. Secondo la Procura, lo scontrino potrebbe essere stato usato in realtà dalla donna, incrinando così la validità dell’alibi del figlio.

Non mancano, nel nuovo impianto accusatorio, richiami al passato. Una relazione dei carabinieri del 2020, rimasta inascoltata, metteva nero su bianco tredici pagine di dubbi sull’impianto che aveva portato alla condanna di Stasi. E ora quei nodi sembrano tornare alla luce. Durante un interrogatorio, Stasi ha ribadito di non aver mai conosciuto Sempio e di non averne mai sentito parlare da Chiara. Eppure, secondo quanto emerso, il giovane frequentava spesso la casa di via Pascoli e non si è sorpreso, ha detto, del possibile ritrovamento di sue impronte: “Ci sono stato tante volte. Ho toccato di tutto, tranne che nella stanza dei genitori”.

Ma c’è di più. I magistrati hanno rispolverato anche i video girati da Stasi con Chiara, alcuni dei quali di natura intima. Il procuratore Fabio Napoleone ha chiesto all’ex fidanzato dettagli su dove fossero custoditi e se fossero stati scambiati digitalmente. Il riferimento è a un’intercettazione del 2007, in cui Marco Poggi, fratello della vittima, rivelava di essere a conoscenza di questi file, scoperti per caso sul computer della sorella ma, si legge nel verbale, a quel pc avevano accesso anche due suoi amici: “Andrea Sempio e Alessandro Biasibetti”. Elementi delicati, che potrebbero assumere un peso diverso alla luce delle nuove ipotesi.

Mentre la Procura procede con nuovi accertamenti anche su una seconda impronta, la numero 10, ritrovata sulla porta d’ingresso e mai attribuita con certezza, il timore è che l’indagine originaria non abbia esaurito tutte le piste. E oggi, con strumenti più sofisticati e una volontà investigativa rinnovata, il nome di Andrea Sempio torna prepotente sulla scena. Forse, dopo diciotto anni, l’Italia si trova di fronte non alla chiusura di un cerchio, ma all’inizio di una nuova verità.


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