Per diciotto lunghi anni quell’impronta, soprannominata “reperto numero 33”, era rimasta nell’ombra, bollata come un dettaglio privo di rilievo. Nessuno, fino ad oggi, aveva saputo dire a chi appartenesse quell’impronta palmare rinvenuta sulla parete delle scale della villetta di Garlasco, dove il 13 agosto del 2007 venne brutalmente uccisa Chiara Poggi, 26 anni, studentessa e impiegata, trovata riversa in una pozza di sangue dalla madre. Quella stessa traccia ora, secondo una nuova consulenza depositata in Procura, potrebbe cambiare radicalmente il volto dell’inchiesta.
A firmare la relazione sono Gianpaolo Iuliano, esperto del Ris, e Nicola Caprioli, dattiloscopista forense. Sarebbero stati loro, attraverso l’analisi di 15 minuzie sovrapponibili, a stabilire una connessione diretta tra quella vecchia impronta e il palmo della mano destra di Andrea Sempio, 37 anni, amico di lunga data di Marco Poggi, fratello della vittima. Sempio, da tempo rimasto ai margini della narrazione giudiziaria, è oggi ufficialmente indagato per omicidio. La sua presenza nella casa di Chiara, già ipotizzata nel 2017 ma poi archiviata, torna adesso sotto una luce ben diversa.

Garlasco, la scoperta sulle impronte accanto al corpo di Chiara Poggi
Il lavoro tecnico si sarebbe avvalso in un primo momento di un confronto con l’unico cartellino disponibile in banca dati, acquisito mediante scansione ottica. Ma per escludere ogni margine di errore e garantire la massima attendibilità, è stata richiesta una seconda acquisizione, stavolta con la tecnica dell’inchiostrazione. Una richiesta motivata formalmente con un presunto errore procedurale dei carabinieri, ma che – secondo quanto riporta il Corriere della Sera – sarebbe stata in realtà una mossa strategica per verificare in modo più rigoroso la compatibilità dell’impronta con quella di Sempio.

Il riscontro è stato ritenuto così rilevante che gli inquirenti hanno deciso di mostrarlo sia ad Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara e condannato in via definitiva per l’omicidio, sia a Marco Poggi, il fratello della giovane. Entrambi sono stati ascoltati nella giornata di ieri. A loro, oltre al confronto tra impronte, sono stati sottoposti anche alcuni manoscritti attribuiti a Sempio, recuperati tra i suoi rifiuti e contenenti frasi definite dagli inquirenti come “inimmaginabili”, sebbene il contenuto preciso non sia stato ancora reso pubblico.


Il caso Garlasco, che per anni è sembrato chiuso con la condanna di Stasi, si riapre dunque con un colpo di scena clamoroso. Per la prima volta, un elemento mai considerato utile si trasforma in un potenziale punto di svolta. E mentre l’opinione pubblica si interroga su come sia stato possibile ignorare per così tanto tempo quella traccia fondamentale, la giustizia sembra essere tornata al punto di partenza. Con un nuovo nome al centro dell’inchiesta e molte domande ancora senza risposta.


