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“Due regioni a rischio lockdown”. Coronavirus, nuovo allarme di Ricciardi sull’Italia

Coronavirus, i dati sono preoccupanti. A delineare la situazione è Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica e consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza. Una panoramica che mette in allerta, con dati che arrivano anche dalla Spagna e dal Brasile. Il professore ha rilasciato un’intervista a La Stampa, ponendo un focus anche su due regioni italiane.

“Bisogna tenere presente che i contagiati effettivi sono circa 5 volte quelli accertati, ma non è tanto il numero che conta, quanto come questo preme sul sistema sanitario. In Francia le terapie intensive di Marsiglia e Nizza cominciano a spostare pazienti a Parigi e questo con i contagi crescenti non può che portare al lockdown”. E riguardo l’Italia: “Il lockdown generale spero sia difficile, ma tutto dipende dai comportamenti degli italiani”. (Continua a leggere dopo la foto).


Il professore aggiunge: “Se saremo bravi non ne avremo bisogno, anche se in alcune zone si sta perdendo il controllo come in Lazio o in Campania”. Le parole del professore insistono su alcuni aspetti da tenere in considerazione: “Ci sono delle differenze. Per esempio in Francia non c’è la quarantena obbligatoria o in Inghilterra solo da poco le mascherine vanno indossate dal personale dei ristoranti. Certo Spagna, Israele, Belgio, Olanda e Danimarca peggiorano e purtroppo non esiste una strategia comune. L’unica possibilità è limitare i movimenti delle persone da e per gli stati compromessi”. (Continua a leggere dopo la foto).

Un bilancio quello fornito da Ricciardi che non può non essere preso in considerazione: “Un peggioramento della situazione spero non intenso, con più pressione sugli ospedali anche per l’arrivo di raffreddori e influenze. Per questo è importante il richiamo alle precauzioni e il vaccino antinfluenzale per tutte le età. Va anche ripresa la App Immuni, che consente un tracciamento digitalizzato più tempestivo di quello manuale”. (Continua a leggere dopo le foto).

Alla luce di quanto espresso, il professore ha aggiunto qualcosa anche in previsione di un picco: “E’ troppo presto, ma potrebbe essere a dicembre o a gennaio-febbraio, quando arriverà l’influenza e porterà un po’ di confusione nel riconoscere il coronavirus intasando gli ospedali. Se saremo bravi nel rispettare le misure, però, supereremo l’una e l’altro”. Secondo il professore: “La sensazione di benessere estiva ha portato un certo rilassamento, ma ora ci sono migliaia di casi al giorno per cui è bene osservare attentamente misure come le mascherine dopo le 18 nelle zone di movida”.

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