Considerato che in Italia i tamponi vengono effettuati prevalentemente sui sintomatici, la gravità del coronavirus è ampiamente sovrastimata perché vediamo solo la punta dell’iceberg. La buona notizia arriva dallo studio della Fondazione Gimbe che ha analizzato i dati dell’Oms e della Protezione Civile.
“Assumendo una distribuzione di gravità della malattia sovrapponibile a quella delle coorte cinese – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – si può ipotizzare che la parte sommersa dell’iceberg contenga oltre 70.000 casi lievi/asintomatici non identificati”. Prendendo in considerazione questi casi, la casistica italiana si ‘ricompone’ riducendo la percentuale di pazienti ricoverati e in terapia intensiva, oltre che del tasso di letalità che si riallinea a quello cinese. (Continua a leggere dopo la foto)

“La sottostima del numero totale dei contagiati – spiega ancora – se da un lato può attenuare le preoccupazioni sulla gravità della COVID-19, dall’altro non deve in alcun modo fare abbassare la guardia”. E ancora: “Tutti dobbiamo essere consapevoli della necessità di rimanere a casa e di applicare rigorosamente tutte le misure di distanziamento sociale imposte dal Governo con l’obiettivo di ridurre la circolazione del virus, di evitare il contagio di altre persone, in particolare di soggetti anziani e fragili, al fine di evitare il sovraccarico degli ospedali”. (Continua a leggere dopo la foto)
Tuttavia, le modalità di diffusione dell’epidemia in Italia permettono di identificare 4 “contenitori” con dinamiche differenti: Lombardia; Emilia Romagna e Veneto; regioni confinanti; tutte le altre Regioni. I 4 “contenitori” hanno un’impennata della curva molto simile, ma ritardata di 4-5 giorni l’uno rispetto all’altro. (Continua a leggere dopo la foto)

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“Se da un lato – spiega Cartabellotta – il numero di casi limitati nelle altre Regioni, prevalentemente del centro-sud, genera un pericoloso e fallace senso di tranquillità, dall’altro rappresenta un grande vantaggio per ridurre la circolazione del virus grazie alle misure di distanziamento sociale che in quelle regioni sarebbero molto più tempestive”.
Per Cartabellotta, in ogni caso, ”l’Italia è ormai sulla strada giusta e gli altri Paesi Ue e gli Stati Uniti non devono perdere altro tempo per introdurre misure di prevenzione”.
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