È morto nella notte tra domenica 22 e lunedì 23 marzo don Fausto Resmini. Il prete, 67 anni, si è spento nell’ospedale di Como, dove era ricoverato in terapia intensiva dopo essere stato colpito da Coronavirus. È stato per circa trentatré anni il cappellano del carcere bergamasco di via Gleno e spesso lo abbiamo sentito nominare durante i servizi sull’omicidio di Yara Gambirasio.
Nel corso del suo servizio nel penitenziario, Don Fausto è stato il confidente Massimo Bossetti, l’operaio di Mapello arrestato e condannato per l’omicidio della giovane ginnasta di Brembate di Sopra. Come riporta l’Eco di Bergamo, ”Don Fausto era in sacerdote molto conosciuto e amato per la sua scelta di vita: sempre accanto agli ultimi”. (Continua a leggere dopo la foto)

L’annuncio della sua scomparsa è stato dato dalla sua comunità (Patronato San Vincenzo a Sorisole) in un post pubblicato su Facebook: “Questa notte don Fausto è tornato alla casa del Padre. Ha combattuto fino alla fine contro questo virus così tremendo. Se ne è andato nel silenzio e nella solitudine della notte, proprio come molti uomini vissuti in strada di cui lui si è preso cura nel suo ministero. Ora preghiamo Dio perché lo accolga nel suo Regno”. (Continua a leggere dopo la foto)
E ancora: “Sarà accolto dai santi, da don Bepo e dagli ultimi della terra che lui ha amato e servito, lì potrà trovare pace e gioia eterna. In Paradiso ti accompagnino gli Angeli, al tuo arrivo t’accolgano i Martiri e ti scortino alla città santa di Gerusalemme. Il coro angelico ti accolga e insieme a Lazzaro, povero un tempo, tu possa godere della pace eterna”. Originario di Lurano, era entrato subito nella famiglia del Patronato San Vincenzo di don Bepo Vavassori, altra figura della Chiesa di Bergamo. (Continua a leggere dopo la foto)

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Come riporta L’Eco di Bergamo: “In molti anni aveva creato la Comunità don Milani di Sorisole, dedicata ai minori. Cappellano del carcere, si era messo a disposizione degli ultimi, delle persone sole e senza casa della stazione di Bergamo. Molti i suoi appelli per raccogliere viveri, medicinali, indumenti e coperte in vista dell’inverno, materiale che poi distribuiva ai clochard durante i mesi più freddi”. Negli anni aveva fortemente voluto una mensa per i poveri alla stazione di Bergamo.
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