Coronavirus, superate le 2mila vittime in Italia. Il bollettino diffuso lunedì 16 marzo 2020 dalla protezione civile parla di 349 persone decedute nelle ultime 24 ore. I morti totali salgono così a 2158, mentre sono 2749 le persone guarite, 414 in più del giorno precedente.
Il numero complessivo dei contagiati, compresi le vittime e i guariti, ha raggiunto i 27.980, ha detto il commissario per l’emergenza Angelo Borrelli nel corso della consueta conferenza stampa delle 18. Sono giorni, poi, che si cerca di capire quando ci sarà il famoso “picco” in Italia, ovvero il momento in cui la curva dei contagi raggiungerà il massimo livello per poi cominciare a decrescere. Come riporta il Corriere della Sera, secondo diversi esperti potrebbe arrivare già domenica 22 marzo, se le misure sono state rispettate seriamente dagli italiani. (Continua dopo la foto)

Questo consentirà sì di allentare la morsa sul sistema sanitario italiano ma per risolvere davvero quella che l’Oms ha definito una pandemia bisognerà aspettare che vengano trovate le terapie farmacologiche e un vaccino, scrive Alessandro Trocino nell’articolo. E resta fermo il fatto che ci aspettano diversi mesi di restrizioni alla nostra normale vita quotidiana e un cambiamento di abitudini probabilmente inevitabile. (Continua dopo la foto)
Secondo Alessandro Vespignani, fisico e informatico che a Boston dirige il Network Science Institute, l’inversione di tendenza potrebbe cominciare a partire dalla fine di questa settimana ma “bisognerà vedere se ha avuto effetto, più che la chiusura della Lombardia, quella più generale del Paese. Se le misure sono state rispettate, gli effetti si sentono dopo un paio di settimane”, spiega al Corriere. Tutto fa capo al parametro “R0”, si legge ancora. Ovvero il “numero di riproduzione di base” che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva. Si calcola che ogni persona, in una popolazione mai venuta a contatto con il patogeno, contagi tra 2 e 3 persone. Quando l’R0 scende sotto 1, l’epidemia comincia a regredire. (Continua dopo le foto)

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Ma sulle date il virologo Roberto Burioni dice che “È impossibile davvero sapere quando accadrà. In teoria, se le misure di contenimento hanno funzionato, il loro effetto sarebbe tra 15 giorni. Ma immaginiamo che il reale picco dei contagi sia stato ieri: ce ne accorgeremmo solo tra 10-15 giorni”. Questo “perché il periodo di incubazione va da 2 a 11 giorni, con una media di 5-6 giorni. Ma quando è stata fatta la diagnosi? Non lo sappiamo”. Va inoltre considerato che il picco conta fino a un certo punto: “Se lo superiamo e poi molliamo, raggiungeremo nuovi picchi. Noi dobbiamo solo pensare a stare a casa e a contenere l’epidemia, perché il virus non ha le gambe per muoversi”, ha concluso.
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