Coronavirus, nell’azienda che produce respiratori polmonari è arrivato l’esercito


In piena emergenza da Coronavirus, uno dei problemi più insormontabili resta quello della mancanza dei ventilatori polmonari. Unica azienda italiana a produrli è la Siare Engineering, una piccola realtà di 35 dipendenti di Valsamoggia, alle porte di Bologna. I ventilatori polmonari sono dei supporti fondamentali che permettono di far respirare i pazienti gravi ricoverati nelle terapie intensive: divenuti indispensabili in questi giorni con l’epidemia da Coronavirus.

Proprio per questo motivo i vertici dell’azienda sono stati convocati una settimana fa dal premier Giuseppe Conte per un incontro con la Protezione civile, e da qui è nato un piano straordinario per triplicare la produzione e reggere all’emergenza da Covid-19. (Continua a leggere dopo la foto)






“Ho fatto un po’ di calcoli: probabilmente da 500 possiamo spingere l’acceleratore e arrivare anche a 650. E cioè 150 in più per ogni mese. Ma più di così non possiamo” ci ha raccontato Giuseppe Preziosa, 74 anni, è il fondatore e presidente della Siare Engineering. Per tenere i ritmi richiesti sono entrati in in azione, a supporto, anche 25 tecnici dell’esercito. (Continua a leggere dopo la foto)






Da martedì tutti i piani di lavoro sono saltati, si lavora sabato e domenica, “c’è gente che arriva a fare 12, 14, chi persino 15 ore al giorno”, ha detto il dirigente a La Stampa. “Qualche signora del personale ha le piaghe alle mani a forza di avvitare raccordi”. Tutto per far in modo di produrre più ventilatori che in a tutti gli effetti significano più vite salvate. (Continua a leggere dopo la foto)



 


L’accordo infatti prevede entro la fine di luglio la consegna di circa 2.300 apparecchiature, “ma probabilmente si dovrà raddoppiare e continuare a produrne 500 al mese fino a dicembre. In tutto, 5.000 apparecchiature per il territorio italiano potrebbero bastare, ma poi, eventualmente, non è che ci fermiamo dal giorno successivo –sottolinea ancora Preziosa-. Dopo aver soddisfatto questo fabbisogno la nostra produzione normale potrebbe essere sufficiente”.

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