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“C’è solo un modo per fermare i contagi”. Covid, Andrea Crisanti spegne l’ottimismo: “È inutile girarci attorno”

Da giorni in Italia il governo si interroga sui provvedimenti da prendere per frenar i contagi durante le feste di Natale. L’esigenza è quella di essere più rigorosi durante le feste per evitare che il numero dei contagi possa nuovamente aumentare nei giorni successivi. “Le regole stanno funzionando e andiamo avanti così nei giorni lavorativi che abbiamo di fronte, per le festività dobbiamo decidere se chiudere di più, secondo me sì”, ha detto il ministro Boccia a La Vita in diretta.

L’idea è quella di andare verso un lockdown nazional sul modello della Germania: tutta l’Italia dunque potrebbe diventare zona rossa o arancione nei giorni festivi e prefestivi: 24-27 dicembre, 31 dicembre-3 gennaio, 5-6 gennaio. Anche per gli esperti del comitato tecnico scientifico servono misure più rigide, estese a livello nazionale, per evitare che le vacanze di Natale si trasformino nella premessa di una devastante terza ondata tra gennaio e febbraio. (Continua dopo la foto)


Sulla stessa linea d’onda si è schierato Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, che ha ribadito la sua idea di lockdown nazionale durante le feste e l’introduzione della zona rossa in tutta Italia per fermare i contagi. Intervistato da Open, l’esperto ha affermato che il ritorno a chiusure generalizzate è l’unico modo con cui è possibile arrestare la diffusione del virus. (Continua dopo la foto)

Le festività da questo punto di vista sono per lui il periodo perfetto per attuarle: tutti quanti sono in famiglia, le scuole sono chiuse e molte persone sono in ferie. Crisanti ha anche commentato le immagini degli assembramenti nelle grandi città (soprattutto Milano e Torino) nel primo giorno di zona gialla, ha sostenuto che “io quella gente la capisco pure, non ne può più”. (Continua dopo la foto)

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A detta di Crisanti, il problema non sono le persone che si sono spostate, ma la mancanza di un sistema di sorveglianza per bloccare le catene di contagio e, una volta finito il lockdown, mantenere i casi a livelli bassissimi se non addirittura eliminarli: “Si sono spesi miliardi di euro per il cashback. Questi soldi non potevano davvero esser spesi per proteggere l’Italia?”, si è chiesto il microbiologo. Pur non discutendo dell’eventuale utilità della misura o della sua eventuale priorità, perché si tratta di una scelta politica ed economica, secondo lui non bisognava trascurare la realizzazione di un piano di sorveglianza sul fronte medico-sanitario.

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