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“C’è un numero ben preciso”. Garlasco, i conti non tornano e salta fuori l’ultimo errore

  • Italia

Un nuovo capitolo si è aperto attorno al caso del delitto di Garlasco, una vicenda che a distanza di anni continua a sollevare domande, dubbi e nuove rivelazioni. Il dibattito, acceso negli studi televisivi e tra le pagine dei giornali, ha riportato all’attenzione pubblica la lunga sequenza di presunti errori commessi nel corso delle indagini che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi. L’impressione, ascoltando le ultime testimonianze di giornalisti e analisti, è che la ricostruzione dei fatti non sia ancora completa e che alcune ombre restino irrisolte.

Durante la trasmissione Zona Bianca, condotta da Giuseppe Brindisi, il direttore di Gente, Ettore Brindani, ha fatto un bilancio amaro della situazione. Alla domanda provocatoria “A che numero di errori siete arrivati?”, il giornalista ha risposto senza esitazioni: “Siamo arrivati a 60, ma siccome in queste ore si parla della scomparsa di alcune foto della scena del delitto diciamo che siamo già a 61”. Un conteggio che fotografa la sensazione di un’inchiesta costellata di passaggi poco chiari, omissioni e mancanze.

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Delitto di Garlasco, gli errori nelle indagini: “Siamo già a 61”

Brindani ha poi collegato il discorso all’articolo del Giorno “L’incidente probatorio riparte dai dati del dna: ora può cambiare tutto”, sottolineando come le nuove analisi possano rimettere in discussione scenari dati per acquisiti. “Dipende se questo strappo si riferisce alle ultime notizie – ha aggiunto – cioè al dna trovato sul pollice della mano di Chiara e su altri tre possibili, ipotetici dna femminili che sarebbero sulla scena del delitto. Mi sembra che dalla rivelazione sulla contaminazione di ignoto 3, la procura non ha più fatto sapere nulla. Tutto quello che è venuto fuori in questo agosto è frutto del lavoro dei giornalisti, di quelli che sono andati a ripescare le carte del 2007 facendo scoperte”.

Sul fronte delle presunte mancanze legate alle fotografie della scena del crimine, si è inserita anche la giornalista Rita Cavallaro, da anni tra le croniste più attente sul caso. Intervenuta nello stesso programma, ha ricordato come “la difesa già nei mesi precedenti si era accorta che c’erano delle problematiche sulle foto fornite, perché alcuni numeri progressivi saltavano. Aveva fatto delle richieste che erano rimaste inascoltate. Di quel processo è stato raccontato al pubblico ciò che è stato detto dai consulenti e dalla parte civile, perché in realtà nessuno aveva potuto assistere visto che era a porte chiuse”.

La Cavallaro ha poi aggiunto un dettaglio inquietante emerso dagli atti: “Oggi scopriamo dalle carte che il professor Giarda aveva sollevato la questione dell’inutilizzabilità di quelle foto perché mancavano delle foto a fascicolo e quando il giudice Vitelli ha chiesto lumi alla pm Rosa Muscio la dottoressa ha dovuto ammettere che loro avevano tutto quello che era stato ricevuto ma che altre foto il Ris le aveva cancellate con altri sopralluoghi. È chiaro che questo è un elemento abbastanza grave, perché per legge tutte le prove vanno date alla difesa, ma oggi non sappiamo quali foto sono state selezionate”.

Un’accusa pesante che rimette in discussione il cuore stesso del processo, alimentando la sensazione che la verità su quella mattina del 13 agosto 2007 sia ancora lontana. E che la vicenda giudiziaria di Alberto Stasi, già segnata da anni di ribaltamenti e colpi di scena, non abbia ancora detto l’ultima parola.


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