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“Bisogna arrendersi”. Garlasco, De Rensis scrive la parola fine: “È evidente”

  • Italia

Non si placano le tensioni attorno al delitto di Garlasco, una vicenda che continua ad alimentare confronti televisivi, dibattiti tra esperti e nuove ipotesi investigative. Mentre la Procura porta avanti gli accertamenti nell’ambito dell’inchiesta che vede Andrea Sempio iscritto nel registro degli indagati, l’attenzione torna a concentrarsi su uno dei particolari più discussi dell’intera vicenda. Un elemento apparentemente semplice, ma che continua a essere considerato cruciale dagli investigatori e dagli osservatori del caso.

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Negli ultimi giorni il confronto si è acceso anche in televisione, dove avvocati, giornalisti e opinionisti stanno analizzando ogni singolo dettaglio dell’indagine. Tra gli interventi che hanno fatto maggiormente discutere c’è quello di Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, ospite della trasmissione “Zona Bianca” su Rete 4, condotta da Giuseppe Brindisi. Il penalista ha espresso forti perplessità sul lavoro investigativo svolto nelle prime fasi dell’inchiesta, soffermandosi in particolare sulle dichiarazioni rese dal colonnello Gennaro Cassese, tra i primi investigatori ad ascoltare Andrea Sempio.


Lo scontrino che continua a dividere il caso Garlasco

Nel corso del programma, De Rensis ha rivolto un duro affondo su quello che considera uno dei passaggi più delicati dell’intera vicenda. Il riferimento è al celebre scontrino del parcheggio di Vigevano, indicato negli anni come alibi di Andrea Sempio. Secondo il legale, alcuni aspetti meritano spiegazioni più approfondite e proprio per questo ha pronunciato parole destinate a far discutere: “Tutta Italia sa cos’è lo scontrino di Garlasco. Possibile che Cassese di fronte ai magistrati non ricordasse cos’è? Lui che ha sentito Sempio”.

L’avvocato di Alberto Stasi ha poi ampliato il proprio ragionamento, sostenendo che il punto centrale non sia soltanto verificare se determinate attività investigative siano state svolte, ma soprattutto come siano state eseguite. Da qui il nuovo affondo: “Facciamoci qualche domanda, arrendiamoci di fronte all’evidenza. E parliamo di indagini fatte bene”. Successivamente ha aggiunto un’altra riflessione destinata ad alimentare il confronto pubblico: “Non è importante se sono stati fatti gli accertamenti, ma se sono stati fatti bene. Lo scopriremo alla fine dell’indagine”.

Intanto proprio quello scontrino continua a occupare un ruolo centrale nella nuova fase investigativa. Gli inquirenti ritengono infatti opportuno approfondire ulteriormente il documento che, fin dall’inizio della vicenda, è stato indicato come elemento a sostegno dell’alibi di Andrea Sempio. Parallelamente, la difesa del 38enne continua a respingere ogni ipotesi accusatoria e ribadisce la propria posizione, contestando le ricostruzioni formulate dagli investigatori.

Il caso Garlasco, a quasi vent’anni dai fatti, resta così uno dei procedimenti giudiziari più discussi d’Italia. Ogni dichiarazione, ogni testimonianza e ogni documento vengono analizzati nel dettaglio, mentre la nuova indagine continua il proprio percorso. Per il momento non esistono conclusioni definitive diverse dalla condanna ormai passata in giudicato di Alberto Stasi, oggi fuori dal carcere, ma il lavoro della Procura prosegue e gli sviluppi delle prossime settimane potrebbero offrire nuovi elementi destinati ad alimentare un dibattito che sembra tutt’altro che vicino alla conclusione.


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