Certe mattine Napoli sembra più fragile. Una notizia corre tra redazioni, telefoni e ricordi, e in un attimo fa riaffiorare decenni di titoli, inchieste, notti in tipografia e storie raccontate “da dentro”. È uno di quei momenti in cui la città si ferma e resta, semplicemente, in ascolto.
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Nel mondo del giornalismo partenopeo, quando una voce così autorevole si spegne, non è solo un lutto: è come se venisse a mancare una bussola. Perché ci sono firme che non si limitano a descrivere i fatti: li interpretano, li contestualizzano, li consegnano alla memoria collettiva con rigore e passione.

Lutto nel giornalismo italiano
È morto a 83 anni Pietro Gargano, decano dei giornalisti napoletani e storica firma de Il Mattino. Il cronista si è spento questa mattina nella sua casa nel centro storico di Napoli, lasciando dietro di sé un’eredità professionale che attraversa oltre sessant’anni di storia della città.

L’ultimo saluto si terrà tra Napoli e Portici, nel segno delle sue radici più profonde. I funerali sono previsti per domani 9 aprile nella chiesa di San Ciro, alle ore 17. Un ritorno simbolico nel luogo che lo ha visto crescere e che ha continuato a raccontare per tutta la vita.
Nel corso delle ore, in tanti stanno ricordando Gargano come un punto di riferimento assoluto. Per colleghi e giovani cronisti era sinonimo di giornalismo rigoroso, attenzione ai dettagli, rispetto per le fonti e una conoscenza profonda del tessuto umano di Napoli.
La notizia è stata rilanciata anche da diverse testate: tra queste, l’ANSA ha sottolineato il ruolo centrale di Pietro Gargano nella redazione de Il Mattino e il suo lungo percorso tra cronaca, cultura e impegno civile.
Nato nel 1943 a Vico Equense, si trasferì con la famiglia pochi mesi dopo a Portici. Il rapporto con Il Mattino iniziò nel 1963, quando entrò in redazione giovanissimo, dando avvio a una carriera costruita giorno dopo giorno sul campo.
Negli anni è diventato caporedattore centrale, incarico mantenuto fino al 2008, anno del pensionamento. Ma anche dopo ha continuato a scrivere, firmando articoli culturali, editoriali e contributi di cronaca, confermando una vocazione che non si è mai interrotta.
Negli ultimi anni curava una rubrica dedicata alle lettere dei lettori, diventata per molti un appuntamento fisso. Uno spazio che gli permetteva di restare in contatto diretto con la città e con le sue storie quotidiane.
Tra i momenti più significativi della sua carriera spicca la guida dell’inchiesta sulla morte di Giancarlo Siani, il giornalista de Il Mattino assassinato dalla camorra nel 1985. Un capitolo doloroso che ha segnato profondamente il giornalismo italiano.
Da inviato ha seguito anche grandi eventi internazionali come la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo nel 1974, la guerra in Medio Oriente e il conflitto in Irlanda del Nord, mantenendo sempre lo stesso approccio: osservare, verificare, raccontare.
Nel corso della sua carriera ha intervistato anche figure di rilievo internazionale come Muammar Gheddafi, dimostrando una straordinaria capacità di muoversi tra scenari globali e realtà locali senza perdere identità.
Parallelamente al lavoro in redazione, Pietro Gargano ha pubblicato oltre 50 libri, dedicati alla storia, alla cultura e alle tradizioni del territorio. L’ultimo volume è stato dedicato a San Ciro, patrono di Portici, a testimonianza di un legame mai interrotto con la sua comunità.
Con la sua scomparsa, Napoli perde non solo un cronista, ma una memoria viva. E quando una voce così autorevole si spegne, resta un’eco destinata a durare nel tempo, tra le pagine dei giornali e nei ricordi di chi ha imparato a leggere la città attraverso le sue parole.


