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“Mi hanno trovato un tumore a 25 anni”. Il ballerino racconta come se n’è accorto

  • Gossip

C’è un momento, nella vita di chi vive sotto i riflettori, in cui la perfezione del gesto e l’applauso del pubblico si fermano di colpo. È quello che è accaduto a un giovane artista italiano, quando ha deciso di rompere il silenzio e raccontare il dramma personale che ha attraversato, lasciando che la sua voce risuonasse ben oltre il mondo della danza. Una storia fatta di paura improvvisa, di disciplina trasformata in ancora di salvezza e di una rinascita costruita giorno dopo giorno, con la stessa ostinazione con cui si affronta una coreografia difficile.

Lontano dall’Italia, trapiantato in Germania, per lui la danza non è stata soltanto una professione o una vocazione artistica. Nei mesi più duri è diventata una struttura mentale, un sostegno psicologico concreto quando tutto sembrava crollare. Restavano pochi appigli: una routine, l’allenamento quotidiano, il senso di continuità che solo il lavoro sul corpo sa dare. Ogni prova e ogni lezione si sono trasformate in piccoli traguardi, segnali di un futuro possibile mentre la vita veniva scandita da visite mediche e terapie.

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Un tumore a 25 anni, l’artista racconta tutto

In quel periodo la disciplina ha avuto un ruolo decisivo, permettendogli di guardare oltre la chemioterapia e di non perdere il contatto con ciò che era. In un’intervista rilasciata a Il Messaggero ha spiegato con lucidità e semplicità il suo approccio alla malattia: “Ogni persona è diversa… ogni reazione può essere giusta, se è quella che più ci appartiene”. Parole che raccontano come la resilienza non abbia una forma unica, ma nasca dall’ascolto profondo di se stessi, senza bisogno di eroismi forzati.

Il punto di svolta arriva a 25 anni, durante la preparazione di uno spettacolo a Trieste. Un fastidio al petto, una sensazione insolita durante l’allenamento, nulla che facesse pensare subito al peggio. È stata la madre a insistere per un’ecografia, seguita poi da una TAC con mezzo di contrasto. Da lì la diagnosi: linfoma non-Hodgkin del mediastino a grandi cellule B, una forma rara e aggressiva. La comunicazione arriva in auto, con la famiglia, e l’impatto emotivo è devastante, fino alle lacrime al momento del ricovero in pronto soccorso. La tempestività delle cure, in questo caso, è stata decisiva, e la chemioterapia ha portato alla remissione della malattia, rafforzando il messaggio sull’importanza di non ignorare i segnali del corpo.

Si tratta di Francesco Piccinin, nato nel 1995 e avviato alla danza fin dall’età di dieci anni. Diplomato all’Accademia di Balletto dell’Opera Nazionale di Vienna, ha costruito una carriera internazionale che lo ha portato anche nella Compagnia di Balletto dell’Opera Nazionale Finlandese, fino all’attuale ruolo di solista all’Aalto Theater, in Germania.

Dopo sei cicli di chemioterapia, i controlli radiologici hanno confermato la scomparsa del linfoma. Il ritorno in sala non è stato semplice: il corpo doveva ritrovare forza e fiducia, ma la formazione rigorosa, soprattutto quella ricevuta da insegnanti russi, lo ha guidato anche in questa fase. Come ama ripetere, “quando vuoi fare qualcosa, in un modo o nell’altro ce la fai”. Un principio che ha applicato tanto alla malattia quanto al rientro sul palco.

Oggi lo sguardo di Francesco è rivolto avanti. Tra i suoi obiettivi ci sono il desiderio di diventare ballet master o insegnante, il completamento della laurea in Scienze sportive e l’organizzazione di gala di beneficenza a sostegno dell’AIL, coinvolgendo colleghi e promuovendo la danza italiana all’estero. La sua testimonianza non è soltanto un racconto di guarigione, ma un invito alla prevenzione, all’ascolto del proprio corpo e alla forza che possono offrire le passioni, quando diventano il filo che tiene insieme la vita anche nei momenti più bui.


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