Basta poco per mettere un punto fermo a una vicenda che da settimane occupa le cronache e alimenta il dibattito pubblico. “Fabrizio Corona si può fermare”, dice Annamaria Bernardini De Pace senza esitazioni, rivendicando un risultato che, nelle sue parole, va oltre il singolo caso giudiziario. Dopo averlo trascinato in tribunale per la diffusione degli audio privati di Raoul Bova pubblicati su Falsissimo, l’avvocata legge nel recente provvedimento un segnale destinato a fare scuola.
La soddisfazione della legale è evidente e si concentra sulla decisione firmata dal giudice Roberto Pertile, un atto che introduce limiti stringenti e sanzioni pesanti. “È stata una decisione straordinaria dal punto di vista etico, giuridico e anche giornalistico. Il giudice ha messo nero su bianco tutti i nodi di questa vicenda: non è accettabile che si sia ostaggio di qualcuno che non è un giornalista e continua a infangare chiunque. Ogni avvocato dovrebbe leggere quelle pagine”, afferma Bernardini De Pace, sottolineando il valore sistemico del pronunciamento.
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Annamaria Bernardini De Pace su Fabrizio Corona: “Come potete fermarlo”
Nel suo intervento, l’avvocata allarga subito il campo, indicando quella che considera l’unica strada possibile per arginare comportamenti simili. “Per bloccarlo – spiega in un’intervista al quotidiano la Repubblica – tutti dovrebbero fare come Raoul Bova e come Alfonso Signorini: denunciarlo”, un invito esplicito a non cedere e a rispondere sul piano giudiziario, rompendo un meccanismo che per anni avrebbe favorito l’impunità.

Il messaggio che emerge è netto e accompagnato da conseguenze concrete. Se Corona dovesse continuare ad andare in onda violando il provvedimento, scatterà automaticamente la diffamazione, con multe previste per ogni inadempienza. “Non è un giornalista – sottolinea Bernardini De Pace – ma anche se lo fosse dovrebbe rispondere come tutti del reato di diffamazione. Il problema è che non ha nulla da perdere e fa quello che vuole”, aggiunge, mettendo l’accento su una responsabilità che prescinde dal ruolo formale.
Nel caso che coinvolge Raoul Bova, la risposta delle istituzioni viene descritta come rapida ed efficace. “Il Garante della privacy si è espresso in cinque giorni. Ma la battaglia non è finita: ci sono altre cause pendenti, gli atti sono pronti, ora attendiamo le prossime udienze”, spiega l’avvocata, delineando una strategia giudiziaria che punta apertamente a creare un precedente difficile da ignorare per il futuro.


L'avv Bernardini De Pace on fire contro #FabrizioCorona #falsissimo #alfonsosignorini pic.twitter.com/b1NqhTZnAY
— Alex (@Alex12123_) January 27, 2026
Quando il discorso si sposta sulle possibili ritorsioni, Bernardini De Pace ribalta la prospettiva e individua il vero nodo della questione. “Corona ha una fortissima sete di vendetta. Bisognerebbe chiedersi perché. L’unico modo per fermarlo davvero è intervenire in modo sistematico. Se i giudici seguissero tutti l’impostazione di Pertile, perderebbe una causa dopo l’altra”, afferma, indicando nella coerenza delle sentenze l’arma più efficace.
Finché esisterà un pubblico disposto ad abbonarsi ai suoi contenuti o chi cede ai ricatti, il meccanismo continuerà, avverte la legale. “Ma davanti a una sequenza di multe e risarcimenti, lo scenario cambierebbe radicalmente”, sostiene, immaginando un punto di svolta possibile. In questo quadro, Raoul Bova viene indicato come “l’apripista” di una linea dura che potrebbe fare scuola. “Sta benissimo: è felice di non aver ceduto e spera che ora altri facciano la stessa scelta”, conclude Bernardini De Pace, chiudendo il cerchio su una battaglia che, almeno nelle intenzioni, punta a segnare un prima e un dopo.


