Michelle Comi di nuovo nella bufera. L’influencer torna al centro delle polemiche, ma stavolta il caso supera i confini dei social e approda sul piano legale. Dopo anni di dichiarazioni controverse e iniziative discusse, la vicenda si è allargata fino a coinvolgere associazioni dei consumatori e autorità, aprendo interrogativi più profondi sulla sua attività online.
Negli ultimi anni la content creator aveva già fatto discutere per frasi sui meridionali e sulle persone nere, oltre che per trovate come una raccolta fondi per un intervento estetico. Ora però è intervenuto il Codacons, che ha annunciato un’azione legale spiegando: “Abbiamo presentato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Milano”.
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Michelle Comi, denuncia e esposto del Codacons: “Verifiche necessarie”
Al centro della vicenda c’è anche l’annuncio dell’adozione a distanza di un bambino senegalese. L’influencer aveva raccontato: “Vi presento mio figlio, si chiama Momo, ha sei anni e viene dal Senegal. Lui è mio figlio perché l’ho adottato a distanza. Io sono la sua mamma a distanza. Ho deciso di regalare a Momo un’experience da bambino ricco, non semplicemente gli alimenti e la scuola. Non voglio che continui a vivere nella povertà“.

Il caso è stato poi approfondito durante un servizio de Le Iene, dove è emerso anche un episodio legato al presunto vandalismo della sua auto. Un membro dell’entourage avrebbe ammesso di aver orchestrato tutto, simulando una vendetta dopo alcune sue dichiarazioni sul Sud Italia. La stessa Comi ha dichiarato: “Lo sapevo, ma non ero d’accordo“. Nello stesso servizio sono emersi dubbi sull’adozione, con l’assenza di un’associazione intermediaria e l’invio al bambino di circa 200/300 euro insieme a prodotti usati per contenuti social.
@michellecomiii Il mio Momo ❤️#michellecomi #mamma #figlio #momo ♬ suono originale – Michelle comi
Il Codacons ha quindi chiesto ulteriori verifiche: “Chiediamo di verificare se tali condotte possano integrare gli estremi di reato, con particolare riferimento all’ipotesi di truffa, alla luce di una possibile costruzione artificiosa di contenuti finalizzata a generare visibilità e vantaggi economici nel contesto dei social network“. Inoltre è stato presentato un esposto alla Guardia di Finanza: “Abbiamo presentato esposto alla Guardia di Finanza, affinché vengano svolti accertamenti di natura economico-finanziaria sulla società riconducibile all’influencer, nonché sui flussi di denaro connessi all’attività svolta online. Particolare attenzione viene posta anche all’eventuale prospettazione di iniziative di natura benefica o solidaristica, che – ove non corrispondenti al vero – potrebbero integrare una grave forma di inganno nei confronti del pubblico“.

Con @GastonZama e Ricky Messa torniamo sul caso “Michelle Comi”: abbiamo trovato il piccolo Momo #LeIene https://t.co/ceGkij85ix
— Le Iene (@redazioneiene) April 30, 2026
A intervenire è stato anche l’avvocato Vincenzo Rienzi: “La nostra non è un’accusa nei confronti di nessuno, ma è la doverosa richiesta che si facciano verifiche nei confronti di alcune condotte. Per questa ragione peraltro abbiamo anche chiesto alla Guardia di Finanza in modo specifico di fare una indagine sulla società unipersonale facente capo all’influencer”.
Ospite del programma radiofonico La Zanzara condotto da Giuseppe Cruciani, Michelle Comi ha provato a replicare alle accuse: “Io non ho inteso che fosse un’adozione vera e propria. Non ho mai parlato di associazioni. Dicono che ho dato 200 euro, ma in realtà sono stati dati più soldi. Quanti? Non sono qui a dire queste cose. Io sui social ho detto che lo avrei fatto vivere da ricco. Questo bambino sta meglio di te e tante altre persone messe insieme. Gli sono arrivati i soldi, il cibo e i miei regali di lusso“.
Intanto ulteriori verifiche raccontate da Le Iene, attraverso l’inviato Gaston Zama, avrebbero ridimensionato anche la questione dei regali. Nel villaggio del piccolo non ci sarebbe traccia degli oggetti di lusso mostrati online: secondo il padre, sarebbero stati usati solo per girare video e poi riportati in Italia. Tra denunce, esposti e accertamenti, la vicenda resta aperta.


