Il mondo del cinema è in lutto per la scomparsa di uno dei suoi registi più eclettici e talentuosi. Hollywood piange una figura che, in oltre tre decenni di carriera, ha saputo spaziare tra cinema d’autore, televisione e videoclip musicali, lasciando un segno profondo e duraturo. Il suo stile narrativo, la capacità di dirigere grandi interpreti e la versatilità con cui ha saputo affrontare generi diversi ne fanno una delle voci più riconoscibili della settima arte contemporanea. In queste ore, colleghi, attori, produttori e fan si uniscono nel ricordare il suo contributo alla cultura visiva, reso ancora più prezioso dalle sue ultime regie in ambito televisivo.
Aveva 71 anni ed è morto serenamente nel sonno, nella sua casa di Los Angeles, dopo una lunga battaglia contro un tumore al cervello. A darne notizia è stato il suo agente, confermando che la malattia lo aveva segnato ma non aveva mai intaccato la sua dedizione per l’arte. Negli ultimi anni aveva diretto gli episodi della serie “House of Cards”, oltre ai film “Cinquanta sfumature di nero” e “Cinquanta sfumature di rosso”, conclusione della celebre trilogia ispirata ai romanzi di E.L. James.

Cinema in lutto, morto per un tumore un grande protagonista
James Foley, nato a New York il 28 dicembre 1953, era cresciuto a Brooklyn prima di trasferirsi in California per studiare cinema. La svolta avvenne all’università, quando Hal Ashby, colpito da un suo cortometraggio, gli propose una collaborazione. Anche se quel progetto non si concretizzò, fu sufficiente per introdurlo nell’ambiente professionale. Il debutto sul grande schermo arrivò nel 1984 con “Amare con rabbia”, ma la fama presso il grande pubblico esplose con la collaborazione con Madonna: insieme realizzarono videoclip iconici come “Papa Don’t Preach” e “Live to Tell”, oltre al film “Who’s That Girl?” del 1987.

Negli anni successivi, Foley affinò uno stile più maturo, firmando opere intense come “A distanza ravvicinata”, dramma familiare con Sean Penn e Christopher Walken. Il culmine della sua carriera cinematografica fu raggiunto nel 1992 con “Americani”, tratto da un’opera di David Mamet, che descriveva con brutalità e realismo l’universo dei venditori immobiliari. Il cast stellare – Al Pacino, Jack Lemmon, Alec Baldwin, Kevin Spacey – contribuì a trasformarlo in un cult.

James Foley, director behind ‘House of Cards,’ ‘Fifty Shades’ and ‘Fear,’ dead at 71 https://t.co/wWR4rbnSfN pic.twitter.com/w1LdUmzODG
— New York Post (@nypost) May 9, 2025
Anche se in molti lo ricordano per le sue incursioni nella cultura pop, James Foley è stato soprattutto un regista di grande rigore narrativo e visivo, capace di attraversare epoche e linguaggi mantenendo sempre uno sguardo lucido, spesso amaro, sul mondo. La sua scomparsa rappresenta la perdita di un autore che ha saputo dare forma all’inquietudine e alla bellezza, spesso con la stessa, identica intensità.


