Cristina Longhini è una farmacista di Bergamo che ha perso il papà per colpa della pandemia di Coronavirus. Sui gradini del vecchio tribunale di Bergamo, in compagnia decine di persone imparentate con vittime decedute a causa del Coronavirus, c’è anche lei. Ha 39 anni è bergamasca e di professione fa la farmacista. Lei e Luca Fusco sono i promotori del Comitato delle vittime del Covid-19 “Noi denunceremo”. Uno fra i cinquanta esposti che sono stati depositati in procura, in totale sono più di 200, provenienti da varie Regioni, è firmato da lei e riguarda la morte di suo padre. (Continua dopo la foto)

Durante il programma Mattino Cinque, Cristina Longhini, presidente del Comitato delle vittime del Covid 19 “Noi denunceremo”, racconta il dramma vissuto dal padre e dai suoi familiari. La donna non tralascia nulla, dai primi sintomi a casa, diarrea, nausea e febbre, alle continue richieste di soccorso, fino al decesso avvenuto nell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo poco più di due settimane dopo. “Ho dovuto riconoscere mio padre ed era in una condizione terribile: sembrava uscito da un’embolia, aveva gli occhi e la bocca spalancati, lacrimava sangue, ho esitato a riconoscerlo”. (Continua dopo la foto)
“Mi vergogno per loro e non hanno rispetto di tutte quelle vittime, di chi ha perso i propri cari”. Cristina Longhini, farmacista bergamasca che ha perso il padre nella moria di Bergamo scatenata dal Coronavirus, si riferisce al movimento dei Gilet Arancioni che sostengono che il virus non esista o che basti lo Yoga per curarlo. “Cosa pensano? Che piangiamo per qualcosa che non è stato? A noi la vita è stata distrutta, di mio padre resta solo un sacco dell’immondizia, non c’è più, era sano e io devo spiegare a mio figlio che il nonno non c’è più per il coronavirus. Siamo bloccati all’inverno, l’estate è arrivata ma non ce ne siamo resi conto. Tutti gli altri sono dei frustrati e sono in piazza senza mascherina, senza rispetto per i morti. Voglio vedere se hanno il coraggio di ripresentarsi in piazza”.

