Da emblema del salutista a cibo proibito. Almeno secondo il Washington Post. Il prestigioso giornale americano ha infatti bollato l’insalata come ” un alimento da prendere con le pinze. I motivi? Vari. L’insalata verde è tra i cibi maggiormente sprecati e per coltivarla in quantità industriali si utilizzano tante risorse idriche. È quindi costosa, di più: fatta quasi solo di acqua e ha un basso apporto di sostanze nutritive: verdure come il cavolo «collard greens» ne hanno molte di più. Infine, se pensiamo di alimentarci in modo sano preparando ricche insalatone ultracondite, ci sbagliamo di grosso: spesso finiamo così per introdurre più calorie che ingurgitando pasta o hamburger. E perciò: «Save the planet, skip the salad»: salva il pianeta, salta l’insalata. Ma non tutti la pensano così : “Attenzione a non far passare il messaggio che è meglio evitare l’insalata» dice Beppe Croce, responsabile agricoltura di Legambiente: «L’ impronta idrica dell’insalata è minore di quella di pasta e patate. E tra le mille varietà esistenti ci sono anche quelle di campo, ancora più sostenibili e saporite, come borragine e cicorino”. Insomma, maggiore consapevolezza, meno sprechi e… via libera.

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