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Disastro Concordia, l’incredibile scoperta su Schettino: cosa fa oggi

  • Italia

Il rumore del mare, le luci nella notte e il panico di migliaia di persone intrappolate in una scena diventata, in pochi minuti, un incubo. Ci sono tragedie che non smettono di fare rumore, anche quando gli anni passano. Quella della Costa Concordia è una ferita ancora aperta, tornata improvvisamente al centro dell’attenzione. A riaccendere ricordi, rabbia e domande è il docufilm Netflix “Costa Concordia: incubo in mare”, diretto da James Rogan. La produzione ripercorre le drammatiche ore dell’emergenza davanti all’Isola del Giglio, ma porta di nuovo lo sguardo anche su chi era al comando quella notte e sul suo presente, lontano dai riflettori ma mai davvero dimenticato.

Era il 13 gennaio 2012 quando la nave da crociera Costa Concordia finì incagliata davanti all’Isola del Giglio. Una serata che avrebbe dovuto essere di festa si trasformò in una tragedia nazionale: il bilancio finale fu di 32 morti e 157 feriti. Immagini, telefonate, richieste di aiuto e testimonianze fecero il giro del mondo. Al centro delle ricostruzioni giudiziarie ci fu la manovra del cosiddetto “inchino”, che provocò nello scafo uno squarcio di circa 70 metri. Il docufilm si concentra soprattutto su ciò che accadde dopo l’impatto: l’allarme, i ritardi nell’abbandono della nave e la confusione che investì passeggeri ed equipaggio mentre la situazione precipitava.

Quasi quindici anni dopo, quelle sequenze continuano a colpire. Non soltanto per la dimensione della catastrofe, ma per il volto umano di una notte segnata dalla paura: famiglie separate nel caos, persone rimaste in attesa di istruzioni, soccorsi mobilitati in condizioni difficilissime. Una vicenda che ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva italiana. Il nome più legato al disastro resta quello di Francesco Schettino, comandante della Costa Concordia al momento del naufragio. La Cassazione ha reso definitiva la condanna a 16 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, lesioni, naufragio colposo e abbandono della nave. Schettino è entrato nel carcere romano di Rebibbia il 12 maggio 2017.


Oggi l’ex comandante può usufruire di alcuni permessi per uscire dall’istituto penitenziario. Nell’aprile del 2025 ha però rinunciato alla richiesta di semilibertà lavorativa. I suoi legali continuano intanto a sostenere la strada della revisione del processo, mentre lui, negli anni, ha ammesso alcune responsabilità contestando però che la decisione relativa all’inchino fosse stata soltanto sua.

Il relitto della Costa Concordia recuperato dopo il naufragio

Dietro la cronaca giudiziaria c’è stato un percorso lungo e doloroso anche sul fronte dei risarcimenti. Secondo i dati delle transazioni concluse da Costa Crociere, hanno accettato un accordo 2.623 passeggeri sui 3.206 presenti a bordo, circa l’85% del totale. A loro si sono aggiunti 964 membri dell’equipaggio su 1.023.

La compagnia ha versato complessivamente circa 66,5 milioni di euro: 24,5 milioni sono stati destinati ai familiari delle vittime e 17,5 milioni al personale di bordo. Per molti passeggeri superstiti gli importi standard sono stati compresi tra 11mila e 14mila euro, mentre in alcuni casi i tribunali hanno riconosciuto cifre superiori per le conseguenze psicologiche subite.

Anche il relitto, rimasto per mesi come una presenza spettrale davanti al Giglio, ha avuto il suo capitolo finale. Dopo il recupero dal fondale fu trasferito a Genova e lo smantellamento si concluse il 7 luglio 2017: circa il 90% dei materiali venne recuperato e avviato al riciclo. Ma per i sopravvissuti e per le famiglie delle vittime quella nave continua a raccontare una notte impossibile da cancellare.


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