Certe partite iniziano come devono: la grande favorita che palleggia, il pubblico che aspetta il gol “quando vuole”. Poi, senza avvisare, qualcosa si incrina. Un dettaglio, un duello perso, un’incertezza. E quella sicurezza che sembrava granitica diventa improvvisamente paura. Al Boston Stadium la sensazione è stata proprio questa: una serata in cui la Germania ha tenuto la palla, ha provato a comandare, ma ha finito per inseguire un copione che non le appartiene. Dall’altra parte, il Paraguay con la calma di chi non ha nulla da perdere e tutto da conquistare.
I tedeschi partono come ci si aspetta: possesso, pressione, ritmi apparentemente sotto controllo. Ma è un dominio che non punge. Il pallone gira, sì, però lento, prevedibile, e davanti l’idea giusta non arriva mai. Il Paraguay resta basso, compatto, attento a chiudere gli spazi e a raddoppiare sugli uomini più pericolosi. Julian Nagelsmann sorprende anche nelle scelte iniziali, rinunciando a Musiala e cambiando assetto. La sensazione, col passare dei minuti, è che la Germania stia facendo tanto rumore per nulla. E quando succede, basta un attimo perché la partita cambi padrone.

Il primo tempo racconta una storia paradossale: Germania vicino all’80% di possesso, ma occasioni vere col contagocce. E il Paraguay? Quello che costruisce, lo trasforma in oro. L’azione che sblocca la gara nasce sulla destra: cross preciso e stacco di Julio Enciso che supera Neuer.
È un gol che pesa più di quanto dica il tabellino: per l’Albirroja è un momento storico, perché mai aveva segnato in una sfida a eliminazione diretta in un Mondiale. Per la Germania è una scossa che fa emergere un problema ormai difficile da ignorare: dietro, la fragilità si ripresenta ancora. Nella ripresa Nagelsmann prova a cambiare marcia inserendo forze fresche, ma il Paraguay continua a stare dentro la partita con una disciplina quasi feroce. Anzi, per un attimo sembra persino vicino al raddoppio, sfruttando un errore che spalanca il campo: ci pensa Neuer a evitare il peggio con un intervento decisivo.

Poi, quando la tensione si fa più pesante e il caldo rallenta tutto, la Germania trova finalmente una giocata pulita: Wirtz riesce a creare spazio e disegna un cross su cui Kai Havertz anticipa tutti e firma l’1-1. È il momento in cui lo stadio sente che può ancora succedere di tutto. Nel finale dei regolamentari i tedeschi aumentano i giri, rientra anche Musiala e la squadra torna a un assetto più “naturale”, cercando il colpo decisivo. Ma il Paraguay non crolla, e il portiere Gill diventa un muro nel momento più delicato, con una parata che pesa come un gol.
Ai supplementari la Germania sembra avere più benzina e trova persino la rete su calcio d’angolo con Tah. Esultanza, liberazione, attimo di svolta. Ma dura pochissimo: il Var richiama l’arbitro e il gol viene annullato per un fallo sul portiere. Un colpo che cambia l’aria, e ridà ossigeno al Paraguay. Si arriva ai rigori con la sensazione che ormai contino solo i nervi. E lì, il Paraguay è glaciale: trasformazioni pulite, zero tremori, la faccia di chi ha deciso che questa è la sua notte. La Germania invece si ritrova intrappolata nell’ennesimo finale che fa male, con un’eliminazione che pesa come un macigno.
Per Gustavo Alfaro è un’impresa destinata a restare nella storia del calcio paraguaiano. Per la Mannschaft, invece, si riapre la ferita delle ultime edizioni: aspettative enormi e un’altra uscita che fa discutere. Ora il Paraguay vola avanti e attende la vincente di Francia-Svezia, mentre attorno a Nagelsmann tornano a addensarsi nuvole pesanti.


