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Garlasco, i nuovi possibili sviluppi: perché si parla di un altro indagato

  • Italia

Il caso di Garlasco continua a muoversi su più fronti e, proprio mentre l’attenzione mediatica resta altissima, nelle ultime ore emergono segnali che fanno pensare a una fase decisiva dell’inchiesta parallela aperta dalla Procura di Brescia. Attorno al nome di Andrea Sempio si stanno infatti concentrando nuovi approfondimenti investigativi che potrebbero cambiare ancora una volta il quadro giudiziario di una delle vicende più discusse della cronaca italiana.

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Da settimane il dibattito si è riacceso tra trasmissioni televisive, indiscrezioni e nuove ricostruzioni sul delitto di Chiara Poggi, ma adesso gli inquirenti sembrano vicini a una svolta. Gli investigatori starebbero ultimando gli ultimi accertamenti e, secondo quanto filtra, la strada che appare più probabile sarebbe quella di un possibile rinvio a giudizio. Una prospettiva che rischia di avere conseguenze pesanti non soltanto per chi è già indagato, ma anche per figure che in passato hanno avuto un ruolo centrale nell’inchiesta originaria.

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Garlasco, settimana decisiva

La prossima settimana potrebbe quindi rivelarsi cruciale. I magistrati della Procura di Brescia, Donato Greco e Alessio Bernardi, sono infatti attesi dall’informativa finale della Polizia giudiziaria. Dopo aver ricevuto gli ultimi atti, dovranno decidere se archiviare definitivamente il fascicolo oppure andare avanti con la richiesta di processo. E, stando alle indiscrezioni che trapelano dagli ambienti giudiziari, l’ipotesi del rinvio a giudizio sarebbe considerata sempre più concreta.

L’indagine ruota attorno a un elemento che continua a far discutere: un foglio ritrovato all’interno di un quaderno-rubrica sequestrato nella casa della famiglia Sempio. Su quel biglietto comparirebbe una frase destinata a pesare moltissimo nell’inchiesta: “Venditti gip archivia per 20-30 euro”. Sul retro, inoltre, sarebbe stata annotata un’altra frase: “Se archivia indaggine, non può essere indagato per lo stesso motivo il Dna”. Proprio quel riferimento avrebbe spinto gli investigatori ad approfondire la pista della presunta corruzione.

Solo a questo punto entra direttamente in scena il nome dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, che rischia ora di finire formalmente al centro del procedimento. Secondo l’ipotesi investigativa della Procura di Brescia, Giuseppe Sempio — padre di Andrea — avrebbe versato una somma considerata indebita, compresa tra i 20 e i 30 mila euro, per favorire l’archiviazione della prima indagine su Andrea Sempio relativa al delitto di Garlasco. Una contestazione pesantissima che, se confermata, potrebbe aprire scenari clamorosi anche sul piano istituzionale.

Gli inquirenti starebbero valutando attentamente tutti gli elementi raccolti in questi mesi, comprese alcune intercettazioni e i materiali sequestrati durante le perquisizioni. Ed è proprio il contenuto del famoso “pizzino” a rappresentare il cuore dell’intera indagine. Per questo motivo la scelta della Procura viene considerata delicatissima: da una parte c’è la possibilità di chiudere tutto con un’archiviazione, dall’altra quella di portare il caso davanti a un giudice attraverso il rinvio a giudizio.

Nel frattempo continuano anche le reazioni da parte dei legali coinvolti nella vicenda. L’avvocato Francesco Compagna, che assiste Marco Poggi, è tornato a intervenire pubblicamente con parole molto nette: “Non è certo con delle suggestioni mediatiche che si può modificare la realtà dei fatti. Adesso accade con delle registrazioni di un anno fa dei soliloqui dell’indagato mentre sentiva delle trasmissioni o dei podcast e sinceramente tutto mi pare fuorché un dato confessorio”.

Il legale ha poi ribadito la propria posizione anche sul fronte processuale legato ad Alberto Stasi, sottolineando come, a suo giudizio, la sentenza definitiva abbia già chiarito gli elementi di responsabilità. Nello stesso intervento, Compagna ha inoltre evidenziato come Andrea Sempio venga ormai “braccato e intercettato”, aggiungendo però che appare “una persona che veramente sembra non aver alcuna attinenza con il delitto” di Chiara Poggi. Parole che mostrano ancora una volta quanto il clima attorno al caso resti tesissimo, mentre la settimana decisiva per l’inchiesta di Brescia è ormai alle porte.


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