A Pietracatella il silenzio pesa come un macigno. Da giorni, in paese, si parla sottovoce e si guarda l’orologio: perché quando un’indagine corre contro il tempo, ogni ora può cambiare tutto. E in questa storia, tra Natale e morte, c’è una domanda che brucia più delle altre.
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Gli investigatori aspettano gli esiti definitivi del centro antiveleni Maugeri di Pavia, mentre la Procura teme che il caso possa scivolare in una zona d’ombra pericolosa. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli lo ha detto chiaramente: “se in questa storia c’è un assassino”, il rischio è che abbia il tempo di inquinare le prove e farla franca.

Il nodo della ricina e l’ansia degli esiti da Pavia
Intanto, dopo verifiche e ascolti su circa venti persone tra amici e familiari, il mirino si stringe sul nucleo più vicino. Gli inquirenti vogliono sentire nelle prossime ore i due sopravvissuti della famiglia: il padre Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice.

Il punto centrale è la possibile presenza di ricina, una sostanza tossica micidiale e difficilissima da gestire sul piano investigativo. Le analisi dovranno chiarire anche un dettaglio ritenuto cruciale: se nel sangue di Gianni Di Vita sia stata rilevata pure una quantità minima del veleno.
Tra gli elementi considerati rilevanti c’è anche un reperto pilifero attribuito ad Antonella Di Ielsi. Per chi indaga, la lettura scientifica di quel campione potrebbe aiutare a capire tempi e modalità di esposizione, una pista che può spostare l’asse dell’inchiesta.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’attenzione degli investigatori resta altissima proprio perché alcune informazioni circolate troppo presto, prima delle conferme ufficiali, rischiano di complicare gli accertamenti in corso.
Tra i profili tecnici al vaglio c’è la possibile modalità di somministrazione. Un’ipotesi considera un’esposizione graduale, con piccole dosi nel tempo; un’altra, invece, punta su un’assunzione rapida, in quantità elevata e in un arco molto ristretto.
Capire questo dettaglio non è un esercizio teorico: serve a circoscrivere l’intervallo in cui le vittime potrebbero essere entrate in contatto con la sostanza e a collegare gli eventi ai pasti consumati nei giorni precedenti il peggioramento delle condizioni.
Sara Di Vita, 15 anni, è morta dopo due giorni di ricovero a Campobasso. La madre Antonella Di Ielsi è deceduta nelle ventiquattr’ore successive. Una sequenza rapidissima, che ha lasciato familiari e comunità nel panico e senza risposte.
Quanto ai familiari sopravvissuti, Gianni Di Vita avrebbe accusato sintomi gastrointestinali senza entrare in una fase clinica critica. Alice, invece, secondo gli elementi raccolti finora, non avrebbe manifestato malesseri: un dato che gli investigatori incrociano con presenze e assenze ai pasti.
Il cuore dell’inchiesta si concentra su tre momenti: due cene e un pranzo tra il 23 e il 24 dicembre, poche ore prima del malore che ha preceduto i decessi la mattina di Natale. La Procura di Larino ipotizza il reato di omicidio volontario e la Squadra Mobile di Campobasso ricostruisce alimenti, contatti e passaggi di quei giorni.
Fonti citate dal Corriere riferiscono che alcuni consulenti avrebbero escluso un rilascio lento della tossina, orientando verso un’assunzione improvvisa e in quantità significativa. Ma la partita vera si gioca sugli esiti ufficiali: saranno loro a confermare o smentire le indicazioni.
Sotto esame finiscono le pietanze preparate in casa da Antonella Di Ielsi e consumate tra il 23 dicembre e la Vigilia, tra l’abitazione del padre e quella della suocera. In una prima fase si era pensato anche a una possibile intossicazione alimentare, con preparazioni a base di funghi tra gli elementi attenzionati.
Non solo cibo: si stanno verificando anche i regali ricevuti durante le festività, in particolare quelli destinati a Gianni Di Vita. Cestini gastronomici, barattoli di marmellata e confetture potrebbero essere sottoposti ad analisi per escludere contaminazioni.
Nei prossimi giorni è previsto un nuovo accesso nell’abitazione di Pietracatella, attualmente sotto sequestro. Gli investigatori cercheranno tracce riconducibili alla ricina su contenitori, stoviglie e residui di cibo sequestrati, mentre in Procura sono attese le audizioni di Gianni Di Vita e, successivamente, di Alice, la cui assenza dalla cena del 23 dicembre per un’uscita con amici viene valutata nel mosaico complessivo.


