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Famiglia del bosco, Paolo Crepet spiazza in tv: “Quei genitori…”

  • Italia
paolo crepet famiglia bosco

C’è una storia che continua a graffiare la pancia del Paese: genitori, istituzioni, bambini in mezzo e una scelta di vita che divide come una lama. E ogni volta che sembra raffreddarsi, basta una frase detta nel posto giusto per far ripartire tutto. Stavolta è successo in tv, davanti a milioni di persone.

Il punto è sempre lo stesso, ma fa male ogni volta: dove finisce la libertà di una famiglia e dove comincia il dovere dello Stato di intervenire? In queste ore, una dichiarazione di Paolo Crepet ha rimesso benzina sul fuoco e ha riportato tutti lì, dentro una vicenda già carica di tensione.

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Una famiglia “diversa” e un caso che non smette di far discutere

La chiamano ormai ovunque “famiglia del bosco”. È la storia che ruota attorno a Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, una coppia finita al centro di una vicenda giudiziaria e sociale diventata, giorno dopo giorno, un caso nazionale. Attorno a loro si è acceso un dibattito feroce: c’è chi parla di tutela dei minori e chi, invece, vede un intervento troppo duro delle istituzioni. In mezzo, come sempre, ci sono i bambini. E quando ci sono i bambini, ogni parola pesa il doppio.

A decidere alcuni provvedimenti è stato il Tribunale per i minorenni de L’Aquila. Misure che riguardano direttamente i figli della coppia e che hanno fatto esplodere polemiche e indignazione, dentro e fuori dai social. Tra i punti più contestati, la disposizione dell’allontanamento della madre dalla casa famiglia dove si trovano i bambini e la separazione tra loro. Un passaggio che, per molti, suona come una frattura emotiva difficile anche solo da immaginare.

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Gli avvocati della coppia hanno presentato ricorso contro il provvedimento, chiedendo una revisione delle misure adottate. Tra le richieste, anche il trasferimento dei minori in un’altra struttura. Nel frattempo, la vicenda continua a polarizzare: c’è chi invoca regole e protezione, chi grida all’accanimento, chi si chiede cosa sia davvero successo nei passaggi tra famiglia e servizi sociali. E ogni nuova voce che entra nel racconto alza la temperatura.

Nel dibattito è intervenuto anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia. Secondo la sua lettura, qui non ci sarebbe solo una questione di regole, ma anche di mondi che non si parlano. Cantelmi ha descritto la famiglia come una realtà “neorurale”, con un sistema di valori particolare: una vita più vicina alla natura, lontana dal consumismo, una scelta alternativa che può piacere o irritare, ma che di certo non passa inosservata.

Il nodo, per lui, sarebbe stato soprattutto il rapporto diventato conflittuale con i servizi sociali: incomprensioni che si sono irrigidite fino a rendere tutto più difficile. E la sensazione, detta chiaramente, è che sarebbe servito un percorso di dialogo prima di arrivare a decisioni così drastiche.

La frase di Crepet in tv che fa scattare la scintilla

E poi arriva lui, Paolo Crepet, ospite a È sempre Cartabianca su Rete 4, nel confronto con Bianca Berlinguer. Nel mezzo di una discussione già accesa, lo psichiatra tira fuori una frase che suona come uno schiaffo e insieme come un promemoria: “I bambini non sono proprietà dei genitori”.

Un’affermazione che ha riaperto tutto, perché tocca un nervo scoperto: l’idea del possesso dentro la famiglia. Crepet ha richiamato un principio che spesso torna quando si parla di relazioni e violenza: le persone non sono proprietà di nessuno. E da lì la domanda che spiazza: se questo vale per gli adulti, perché dovrebbe valere meno per i bambini?

In poche parole, il caso è tornato a ruggire. E mentre la magistratura va avanti con le sue decisioni e la politica osserva (e commenta), là fuori la gente continua a dividersi: protezione o libertà educativa? Intervento necessario o mano troppo pesante? Domande che bruciano, e che oggi sembrano ancora più impossibili da spegnere.


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