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“Vergogna”. Sanremo 2026, scoppia il caso su Sal Da Vinci

La 76esima edizione del Festival di Sanremo si è chiusa in un clima sospeso tra lacrime e polemiche, consegnando al pubblico un epilogo destinato a far discutere a lungo. Sul palco del Teatro Ariston, sotto la guida di Carlo Conti, è stato proclamato vincitore Sal Da Vinci con il brano Per sempre sì, al termine di una finale combattuta fino all’ultimo voto. Un verdetto che ha acceso l’entusiasmo in sala ma che, nel giro di pochi minuti, ha infiammato anche i social, dove accanto ai complimenti sono comparsi commenti al vetriolo.

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Per l’artista napoletano, 56 anni, si tratta della consacrazione più importante di una carriera lunga e ricca di svolte. Rivelatosi al grande pubblico proprio all’Ariston nel 2009, Sal aveva conosciuto una nuova e clamorosa popolarità soltanto lo scorso anno grazie al tormentone Rossetto e caffè. Oggi, con Per sempre sì, arriva la soddisfazione più grande, quella che lo incorona vincitore assoluto del Festival. Una vittoria costruita passo dopo passo, culminata in una serata finale che ha visto alternarsi emozioni, applausi e qualche fischio inatteso.


Sanremo, polemica dopo l’annuncio di Sal Da Vinci

Quando il suo nome è stato pronunciato, il cantante non è riuscito a trattenere le lacrime. Si è inginocchiato davanti al pubblico in sala, in un tripudio di applausi, poi ha abbracciato Carlo Conti, visibilmente sopraffatto. “Grazie ma io non capisco niente”, ha detto con la voce spezzata. Subito dopo ha aggiunto: “Grazie, questo premio lo voglio condividere con la mia famiglia che mi ha aiutato tanto a superare ogni momento e lo voglio dedicare alla mia città, Napoli”. Parole semplici, pronunciate con autenticità, che hanno suggellato un momento destinato a entrare nella storia recente del Festival.

Alle sue spalle si è piazzato il giovane rapper ligure Sayf, superato per un pugno di preferenze al televoto, mentre il terzo gradino del podio è andato a Ditonellapiaga. A completare la top five Arisa, quarta, e il tandem composto da Fedez e Masini, quinti. Non sono mancati momenti di tensione in teatro: fischi e mormorii hanno accompagnato l’esclusione di Serena Brancale dalla cinquina finale, segno di una competizione percepita come apertissima fino all’ultimo istante.

La finale del Festival di Sanremo 2026 ha così consegnato la vittoria a Sal Da Vinci davanti a Sayf e Ditonellapiaga, chiudendo simbolicamente un cerchio iniziato diciassette anni fa con il suo debutto all’Ariston. In queste settimane il cantante ha trascinato in pista Mara Venier, ha dispensato “benedizioni” nelle piazze della città ligure e si è imposto come vero mattatore dell’ultimo Sanremo targato Carlo V, mentre già si guarda al futuro con il passaggio di testimone nelle mani di Stefano De Martino, altro nome che riporta idealmente a Napoli.

Dietro il nome d’arte si cela Salvatore Michael Sorrentino, ex bambino prodigio nato a New York, cresciuto artisticamente accanto al padre Mario, grande interprete delle sceneggiate napoletane. Un percorso che affonda le radici nella tradizione partenopea ma che negli anni ha saputo dialogare con il pop e con il pubblico più giovane. La vittoria di quest’anno sembra suggellare proprio questo equilibrio tra passato e presente, tra melodia classica e contemporaneità.

Ma se all’Ariston il trionfo è stato accompagnato da applausi e commozione, sui social la reazione è stata ben diversa. Su X sono comparsi commenti durissimi: “Che vergogna”, “Siamo italiani pizza e mandolino”, “Televoto truccato”, “Vince il boss delle cerimonie”, “L’Eurovision non lo guarderò nemmeno”. Frasi che rappresentano soltanto una parte dei messaggi circolati dopo la proclamazione, tra ironie pungenti, accuse e una vena di anti-napoletanità che ha sorpreso per intensità.

Un misto di sfottò, tifo da stadio e polemica che ha finito per oscurare in parte la portata artistica della vittoria. Eppure, al di là delle contestazioni virtuali, resta il dato di fatto: la 76esima edizione del Festival di Sanremo ha incoronato Sal Da Vinci come vincitore. Un traguardo che per lui vale una carriera e che, nel bene e nel male, ha già scritto una delle pagine più discusse e memorabili della storia recente della kermesse.


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