Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

“Hamas finanziata dall’Italia”. Scoppia scandalo, cosa chiede il governo alla sinistra e al mondo pro Pal

Auto della polizia in un'operazione notturna


Le sirene nella notte, i lampeggianti blu che tagliano il buio, le prime notizie che rimbalzano sui telefoni: maxi operazione, arresti, antiterrorismo. Ma nel giro di poche ore quello che sembra “solo” un blitz di polizia diventa molto di più: un caso politico rovente che investe governo, opposizione e mondo pro palestinese.

Perché dietro quei fermi non ci sono solo nomi e numeri d’inchiesta, ma accuse pesantissime: dall’Italia sarebbero partiti soldi destinati a finanziare Hamas, passando – secondo gli investigatori – anche attraverso alcune associazioni di beneficenza. Ed è qui che la vicenda smette di essere solo giudiziaria e diventa terreno di scontro totale.

Il blitz antiterrorismo e il nome che fa esplodere il caso

L’operazione porta all’arresto di nove persone, tutte accusate di aver messo in piedi un sistema per far arrivare denaro a Hamas partendo dal nostro Paese. Nel mirino, dicono le prime ricostruzioni, anche circuiti legati a associazioni di beneficenza, usate – secondo l’accusa – come canale per i finanziamenti.

Tra i nomi che emergono c’è quello che scatena subito reazioni a catena: Mohammad Hannoun, presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia. Su di lui pende l’ombra di presunti finanziamenti per circa 7 milioni di euro diretti ai terroristi. È il nome che il mondo politico conosce, che ha avuto visibilità pubblica, e che ora diventa il centro dell’uragano.

Tajani ringrazia le forze dell’ordine: “Smantellata un’organizzazione”

Il primo a parlare è il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nessun giro di parole, solo applausi al lavoro degli investigatori: «Mi sono congratulato con il ministro Matteo Piantedosi per l’importante operazione antiterrorismo della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza che ha portato allo smantellamento di un’organizzazione che finanziava Hamas dall’Italia».

Tajani sottolinea proprio il ruolo di Hannoun e ricorda la cifra che fa tremare i polsi: presunti 7 milioni di euro di fondi finiti a chi viene indicato come terrorismo internazionale. E chiude con una frase che è anche un messaggio politico: «Sempre grati alle forze dell’ordine per la loro attività».

Salvini alza i toni: “Milioni di fenomeni chiedano scusa”

Se Tajani sceglie la linea istituzionale, Matteo Salvini va all’attacco frontale. Il vicepresidente del Consiglio e leader della Lega punta il dito non solo contro gli arrestati, ma contro chi, negli ultimi mesi, è sceso in piazza per le manifestazioni pro palestinesi: «In Italia ci sono alcuni milioni di “fenomeni” che dovrebbero chiedere scusa».

Per Salvini quelle piazze sarebbero state «dalla parte sbagliata». E aggiunge di auspicare che «vengano presi tutti» e che «chi è in Italia illegalmente venga espulso». Il suo messaggio è chiaro: il processo di pace in Medio Oriente deve andare avanti «nonostante i pro Pal», che secondo lui non hanno alcun merito nel calo delle tensioni tra Gaza e Tel Aviv.

La riduzione degli scontri, insiste, non sarebbe frutto delle proteste, ma di mediazioni internazionali e della «buona volontà dimostrata da palestinesi e israeliani», con un riferimento che spicca: quello a Donald Trump, evocato come regista di intese e negoziati.

“Sinistra a braccetto con Hannoun?”, lo scontro si accende

A trasformare il caso in un vero terremoto politico è però il fronte di Fratelli d’Italia. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove attacca senza filtri: «Ora la sinistra, accecata ideologicamente dal verbo pro Pal, chiederà scusa agli italiani per essere andata a braccetto con Hannoun e per aver partecipato a convegni con questo “galantuomo” quando già erano evidenti attività sospette?».

Le parole sono una vera e propria accusa: Delmastro non parla solo di vicinanza ideale, ma di rapporti diretti, di inviti, di presenze comuni a eventi pubblici. Una linea che mira a dipingere una parte dell’opposizione come troppo indulgente, se non addirittura cieca, di fronte ai segnali che arrivavano su alcune figure del mondo pro palestinese.

Conte e Schlein nel mirino: “Parole chiare o silenzio imbarazzato?”

Sulla stessa scia arriva anche la voce di Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo. Il bersaglio qui ha nomi e cognomi: Giuseppe Conte ed Elly Schlein, leader di M5S e PD. «Riusciranno Conte e Schlein a pronunciare parole chiare di condanna», chiede Fidanza, parlando di un «velo di ipocrisia e complicità».

Secondo lui una parte del cosiddetto campo largo sarebbe troppo vicina alle «frange più oltranziste del mondo pro Pal». È l’immagine di una sinistra dipinta come ambigua, che – nella lettura della maggioranza – avrebbe strizzato l’occhio, anche solo simbolicamente, ad ambienti ora finiti nell’inchiesta sui finanziamenti al terrorismo.

“Allarmi ignorati”, la denuncia di Montaruli

A rincarare la dose è Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Per lei l’arresto di Hannoun sarebbe la conferma di una “pericolosità” già segnalata in passato: un soggetto descritto come filo Hamas, sul quale – dice – non mancavano gli avvertimenti.

«Mentre c’è chi lavora per fermare i fiancheggiatori dei terroristi – afferma – troppi hanno intrattenuto rapporti con questo personaggio nonostante gli allarmi lanciati. Ora chi lo ha invitato, difeso o legittimato deve scuse e spiegazioni». È l’ennesimo tassello di una narrazione che punta il dito contro una parte del mondo politico e associativo italiano.

Un nuovo fronte di guerra politica sul tema terrorismo

Nel giro di poche ore il caso dei presunti finanziamenti ad Hamas dall’Italia diventa il nuovo terreno di scontro tra governo e opposizione. Da una parte la maggioranza che rivendica l’azione dura contro il terrorismo e chiede prese di distanza nette da cortei, slogan e figure simbolo del mondo pro Pal.

Dall’altra, un fronte progressista chiamato ora a chiarire, dissociarsi, rispondere a domande scomode su abbracci, foto, convegni e manifestazioni. L’inchiesta giudiziaria farà il suo corso, ma lo scontro politico è già iniziato, e promette di lasciare strascichi ancora a lungo, tra accuse di ambiguità, richieste di scuse e una parola – terrorismo – che in Italia, come nel resto del mondo, pesa come un macigno.


Caffeina Logo Footer

Caffeina Magazine (Caffeina) è una testata giornalistica online.
Email: [email protected]

facebook instagram pinterest
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | Registrazione al Tribunale di Roma n. 45/2018 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure