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Inno nazionale, Mattarella impone un divieto per decreto: cosa cambia

  • Italia

Decisione storica quella assunta dal Quirinale sull’Inno nazionale italiano: per la prima volta viene introdotta una modifica ufficiale che riguarda direttamente il testo e l’esecuzione del “Canto degli Italiani”. Il cambiamento è stato formalizzato con un decreto del Presidente della Repubblica e riguarda tutte le cerimonie istituzionali del Paese, con regole precise su come dovrà essere eseguito l’Inno.

La norma è già entrata in vigore da alcuni giorni e ha colto di sorpresa molti italiani, soprattutto negli ambienti militari, dove l’inno viene eseguito più spesso. La decisione sta facendo discutere: c’è chi la considera un atto di rispetto verso la versione originale e chi invece la giudica una scelta inutile o troppo rigida. Intanto il dibattito si è esteso anche sui social e nell’opinione pubblica.

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sergio mattarella firma grazia


Il cambiamento riguarda il momento conclusivo dell’inno: nelle cerimonie ufficiali non potrà più essere pronunciato il celebre “Sì!” che tradizionalmente chiudeva l’esecuzione. Una direttiva dello Stato Maggiore della Difesa impone infatti che quel grido finale venga omesso, decisione che sta provocando malumori in diverse caserme.

Il documento dello Stato Maggiore, datato 2 dicembre, è chiarissimo. In tutte le cerimonie istituzionali e militari dove l’inno viene eseguito nella versione cantata, l’ultimo grido dovrà essere eliminato. L’ordine è stato trasmesso a tutti i corpi, dalla Guardia di Finanza all’Esercito, con l’indicazione di garantirne “la scrupolosa osservanza” fino al più piccolo presidio. Nel testo si legge che lo Stato Maggiore della Difesa “ha disposto che in occasione di eventi e cerimonie militari di rilevanza istituzionale, ogniqualvolta venga eseguito ‘Il Canto degli italiani’ nella versione cantata non dovrà essere pronunciato il ‘sì!’ finale”.

La decisione nasce però da un percorso istituzionale più ampio. Alla base c’è infatti il decreto del Presidente della Repubblica del 14 marzo 2025, frutto di una proposta del governo e legato al lavoro del Ministero della Difesa. Il provvedimento rientra nell’applicazione dell’articolo 1 della legge 4 dicembre 2017 n.181 e viene presentato come un adeguamento alla versione considerata più fedele al “testo primigenio”. Nel decreto si legge che “la Repubblica riconosce il testo del ‘Canto degli italiani’ di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale proprio inno nazionale”, con riferimento anche alla storica esecuzione del 1971 cantata da Mario Del Monaco, nella quale dopo “Siam pronti alla morte l’Italia chiamò” resta solo la musica.

Resta però aperta una questione culturale e storica. Nel testo inviato originariamente da Mameli a Novaro, infatti, il “Sì” non era presente, ma fu proprio Novaro ad aggiungerlo successivamente su richiesta editoriale, attribuendogli un forte valore simbolico. Nelle sue note spiegò che il crescendo culminava in “un grido supremo, il quale è un giuramento e un grido di guerra”, arrivando persino a chiedere perdono al poeta per quell’inserimento. Oggi, con la nuova direttiva, quel grido viene messo da parte almeno nelle cerimonie ufficiali, segnando un passaggio che inevitabilmente continuerà a far discutere.


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