Il 17 novembre, in una mattina che avrebbe dovuto somigliare a tante altre, è arrivata invece una notizia destinata a segnare profondamente il mondo dello spettacolo europeo: Ellen e Alice Kessler sono morte insieme, all’età di 89 anni, scegliendo consapevolmente quel giorno. Non un caso, non un capriccio, ma l’esito finale di un percorso meditato, condiviso e portato avanti con una lucidità che colpisce persino chi, negli anni, aveva imparato a conoscere la loro eleganza e il loro rigore. Le due sorelle, icone della scena tedesca e italiana, avevano da sempre manifestato il desiderio di restare unite fino all’ultimo respiro, e così è stato: hanno fatto ricorso al suicidio assistito, pratica legalizzata in Germania anche per chi non è affetto da patologie gravi, una scelta che solleva interrogativi e riflessioni, ma che nel loro caso racconta soprattutto un legame indissolubile.
L’iter che le gemelle avevano intrapreso non è stato improvvisato. Da tempo, infatti, avevano portato a compimento tutte le verifiche, i colloqui e le visite previste dalla normativa tedesca. Non un gesto impulsivo, ma la conclusione di un percorso affrontato con la stessa disciplina che aveva caratterizzato le loro carriere e la loro vita privata. A confermare la lunga preparazione è stato Dieter Birnbacher, vicepresidente dell’Associazione per la morte dignitosa, intervistato dal Tg1. L’uomo ha raccontato come le due artiste si fossero rivolte alla loro organizzazione già un anno fa: “Credo che già allora stessero pensando di ricorrere al suicidio assistito”. Una frase che, riletta oggi, restituisce la misura esatta della determinazione delle gemelle, sicure di ciò che volevano e pronte a rispettare le regole fino in fondo.

L’ultima apparizione in pubblico delle gemelle Kessler
Proprio Birnbacher ha chiarito alcuni aspetti del protocollo tedesco, ricordando come, anche nel caso di persone che desiderano morire insieme, sia necessario presentare due richieste formali distinte. “Ci sono capitati marito e moglie, ma questo è stato il primo caso di due gemelle”, ha spiegato, sottolineando la particolarità e la delicatezza della situazione. Poi ha aggiunto una considerazione destinata a far discutere: “In Germania non è necessario essere gravemente malati, è sufficiente che una persona non veda più prospettiva per la propria vita o che la prospettiva che ha dinnanzi a sé non le piaccia, come ad esempio finire in una casa di riposo e questo è il caso di Alice ed Ellen Kessler che hanno voluto fare uso del proprio diritto dell’autodeterminazione”. Parole che restituiscono non solo la cornice legale della loro scelta, ma anche il profondo senso di autonomia che ha guidato le due sorelle fino alla fine.

Colpisce, in questo contesto, l’ultima apparizione pubblica delle Kessler, avvenuta appena poche settimane prima della loro morte, quasi un atto finale di gratitudine verso il pubblico che le aveva amate per decenni. Il 24 ottobre, infatti, erano presenti alla première del Circus Roncalli “ARTistART”, nel cuore del Werksviertel München, a Monaco di Baviera. Sorridenti, eleganti, impeccabili, accanto alla presentatrice Carolin Reiber, sembravano lontane da ogni ombra di fragilità. Eppure, mentre posavano davanti ai fotografi, già sapevano che il conto alla rovescia era partito, che il sipario si sarebbe chiuso di lì a poco. Una consapevolezza che, vista oggi, dà a quelle immagini un sapore quasi profetico.
Tra gli ospiti della serata c’era anche Uschi Ackermann, vedova dell’imprenditore gastronomico Gerd Käfer, figura nota dell’ambiente bavarese. Intervistata dal quotidiano Abendzeitung, la donna ha raccontato di aver percepito un dettaglio che allora le era parso soltanto una sfumatura: “Le ho trovate più tranquille del solito e un po’ più riservate. Ho pensato tra me e me: forse non stanno bene”. Una riflessione rimasta sospesa fino a oggi, quando la notizia della morte delle gemelle ha improvvisamente trasformato quella sensazione in un indizio silenzioso, un frammento di verità che solo il tempo ha saputo ricomporre.

Le gemelle #Kessler e la scelta di morire insieme: una decisione che, secondo l’associazione tedesca che le ha seguite, era stata presa da tempo.#Tg1 Barbara Gruden pic.twitter.com/5lLMgQPytP
— Tg1 (@Tg1Rai) November 18, 2025
Così, mentre il mondo ripercorre la loro carriera straordinaria, dai palcoscenici internazionali ai varietà italiani che le hanno consacrate, il loro addio resta fedele a ciò che sono state per tutta la vita: due artiste unite da una simbiosi rara, capaci di controllare la scena fino all’ultimo atto, scegliendo perfino il giorno in cui calare il sipario. Una scelta radicale, certamente, ma profondamente in linea con quella vita condotta sempre a due, mano nella mano, senza mai abbandonarsi.


