Un nuovo episodio di violenza contro un’inviata televisiva ha riportato l’attenzione sul tema della sicurezza di chi lavora nell’informazione. Dopo il caso di Rajae Bezzaz, aggredita nei mesi scorsi, ieri sera una troupe è stata nuovamente vittima di un attacco durante la realizzazione di un reportage. La giornalista stava documentando la presenza delle cosiddette baby gang, gruppi di giovani che da tempo vengono segnalati come fonte di degrado e insicurezza in diverse città italiane, in particolare nei centri urbani.
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Il programma ha dedicato uno spazio proprio a questo fenomeno, parlando di “bande armate vere e proprie” e sottolineando la crescita costante dei reati commessi da minorenni. L’autrice del servizio, Chiara Giannini, si è trovata improvvisamente al centro di una scena di violenza mentre stava ponendo alcune domande a un gruppo di ragazzini. Le immagini trasmesse hanno mostrato l’inviata che entra in una kebabberia e viene subito presa di mira con insulti, fino a quando due ragazzi le hanno scagliato contro delle pietre e una bottiglia di vetro.

Aggredita troupe Rai, cosa è successo
La cronista, visibilmente scossa, ha urlato “mi ha dato una botta, mi ha tirato una pietra” prima di chiedere aiuto. La troupe, in preda al panico, ha contattato le forze dell’ordine segnalando la gravità della situazione: “Aiuto, siamo una troupe della Rai alla stazione, ci stanno lanciando le bottiglie”. Una scena che non solo documenta il fenomeno delle baby gang, ma che lo dimostra in maniera diretta e brutale, mettendo a rischio l’incolumità di chi stava semplicemente svolgendo il proprio lavoro.

L’episodio ha scosso il Veneto e in particolare il presidente della Regione, Luca Zaia, che ha espresso solidarietà alla giornalista e ai tecnici presenti. “Quello che è successo a Padova alla giornalista Chiara Giannini e alla troupe è grave. Esprimo la mia vicinanza alla cronista e ai tecnici coinvolti. Lavorare su strada, spesso in contesti complessi, fa parte del mestiere di chi informa: non può diventare un rischio accettato né normalizzato”, ha dichiarato. Zaia ha poi sottolineato come la libertà di stampa rappresenti un diritto dei cittadini e non un privilegio, rimarcando che nessuno può arrogarsi il diritto di intimidire i giornalisti.

Reportage sulle baby gang a Padova: una troupe di Porta a Porta è stata aggredita da alcuni ragazzi che hanno tirato una pietra (colpendo la giornalista) e delle bottiglie.
— Porta a Porta (@RaiPortaaPorta) September 25, 2025
Il servizio completo questa sera su @RaiUno a #PortaAPorta #25settembre pic.twitter.com/mFhtsxU8JE
“Il fenomeno delle baby gang riguarda sicurezza e crescita civile. Nessuno, tantomeno gruppi giovanili dediti a comportamenti violenti, può appropriarsi delle nostre città e delle nostre strade, mettendo a rischio l’incolumità e il decoro. Auspico che gli autori dell’aggressione vengano rapidamente identificati e condannati con fermezza”, ha concluso il governatore, parlando di responsabilità educativa e di difesa dei valori democratici.
Dura anche la presa di posizione dell’UsigRai, il sindacato dei giornalisti della tv di Stato, che con una nota ufficiale ha ribadito: “Condanniamo fermamente l’aggressione. Chi lavora al servizio dei cittadini e del loro diritto ad essere informati non può diventare bersaglio di facinorosi e violenti. Chiediamo che si accertino le responsabilità degli aggressori e si individuino con urgenza strumenti adeguati a garantire l’incolumità di chi fa informazione”.
Infine, la Rai ha diffuso un comunicato in cui si esprime “la più ferma condanna per la grave aggressione subita dalla giornalista Chiara Giannini e dalla troupe durante la realizzazione di un reportage sulle baby gang a Padova”. Nel testo si parla di “un episodio inaccettabile, che rappresenta un attacco diretto alla libertà di informazione e al diritto-dovere dei giornalisti di raccontare la realtà”, ribadendo la vicinanza all’inviata e la volontà di continuare a garantire ai cittadini un’informazione libera, indipendente e senza condizionamenti.


