È arrivato in libreria ieri in Perù il primo libro-intervista di Leone XIV da quando è stato eletto Papa lo scorso 8 maggio. Il volume, scritto dalla vaticanista di Cruz Elise Ann Allen, raccoglie due lunghi colloqui con il Pontefice: il primo a Castel Gandolfo il 10 luglio, il secondo a Palazzo Sant’Uffizio il 30 luglio. Un lavoro che non solo rivela il pensiero del nuovo Papa, ma che rappresenta anche un deciso segnale verso chi descrive il suo pontificato come la naturale prosecuzione di quello di Francesco.
Le domande poste da Elise Ann Allen, giornalista vicina al precedente Papa, si sono concentrate su temi caldi: dalla Sinodalità al ruolo delle donne, passando per l’inclusione dei fedeli LGBTQ+, la situazione internazionale e il discusso ripristino della cosiddetta messa in latino. Su Gaza, argomento già più volte toccato nei suoi appelli alla pace, Leone XIV frena sulla definizione di genocidio. “La parola genocidio viene usata sempre più spesso. Ufficialmente, la Santa Sede non ritiene che si possa fare alcuna dichiarazione in merito in questo momento”.
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La posizione di Papa Leone XIV su Gaza, unioni dello stesso sesso e diaconato femminile
Una posizione che prende le distanze sia da chi, nella sinistra politica, lo spinge a dichiarazioni più nette, sia dal suo stesso predecessore. Il Pontefice aggiunge: “Esiste una definizione molto tecnica di cosa potrebbe essere il genocidio, anche se sempre più persone sollevano la questione”. Un chiarimento che ridimensiona aspettative e interpretazioni politiche, confermando l’intenzione di mantenere equilibrio su un tema così divisivo a livello globale.

Sul fronte delle unioni tra persone dello stesso sesso, Leone XIV non lascia spazio a dubbi. Interpellato sulla benedizione alle coppie gay introdotta dal Dicastero per la Dottrina della Fede con la Fiducia Supplicans del 2023, dichiara: “La Chiesa continua ad essere aperta a “tutti, tutti, tutti”, come detto da Papa Francesco, ma trovo improbabile, certamente non nel prossimo futuro, che la dottrina della Chiesa, in termini di ciò che insegna sulla sessualità e sul matrimonio, cambierà”.


Il Pontefice va oltre, rispondendo a chi chiede se la sua posizione possa cambiare. “Ho già parlato di matrimonio come di una famiglia composta esclusivamente da un uomo e una donna in un impegno solenne, benedetti nel sacramento che li unisce. Ma capisco che anche solo affermandolo alcuni la prendano male”. Tradotto: durante il suo pontificato non ci saranno nuove aperture. Sul diaconato femminile, invocato da diverse conferenze episcopali, Leone è altrettanto netto: “Al momento non ho intenzione di cambiare l’insegnamento della Chiesa sull’argomento”.
Nell’intervista, Leone XIV affronta anche la questione della cosiddetta messa in latino. Reintrodotta da Benedetto XVI e poi limitata da Francesco, la liturgia tridentina resta un tema di grande discussione interna. Il Papa ammette: “Non ho ancora avuto la possibilità di sedermi davvero con un gruppo di persone che sostengono il rito tridentino”. Intanto, però, ha concesso al cardinale Raymond Leo Burke di celebrare una messa in rito antico all’altare della Cattedra di San Pietro il 25 ottobre.
Chiusure su certi fronti, cautela e qualche apertura su altri: il pontificato di Leone XIV comincia così a delinearsi con tratti precisi. Tra la fedeltà alla tradizione e piccoli segni di ascolto verso posizioni rimaste in ombra durante gli ultimi anni, il Papa mostra di voler costruire una linea autonoma, destinata a segnare il futuro della Chiesa nei prossimi anni.
“Ora una notizia importante”. E il pubblico senza parole davanti alla tv per Francesca Fialdini


