Senza clamore e lontano dai riflettori, è già cominciata la silenziosa corsa alla successione di Papa Francesco. Un processo che si è avviato ancor prima del suo recente ricovero e che, nel microcosmo ovattato del Vaticano, sta prendendo forma sotto forma di ipotesi, voci e strategie. A rendere più concreta questa prospettiva è l’età avanzata del Pontefice e la crescente fragilità del suo stato di salute, fattori che hanno acceso l’interesse per un possibile futuro Conclave. Nel Collegio Cardinalizio, che oggi conta 253 membri, solo 140 hanno meno di 80 anni e dunque diritto di voto: tra loro si celerebbe il prossimo Vescovo di Roma.
In questo scenario, il cosiddetto totonomi ha già preso piede da mesi, facendo emergere alcuni candidati dati per favoriti. Tra i papabili più accreditati figurano due italiani. Il primo è il cardinale Pietro Parolin, 70 anni, attuale segretario di Stato vaticano. Diplomazia e relazioni internazionali sono da anni il suo pane quotidiano: Parolin ha tessuto con pazienza rapporti con governi, Chiese e poteri di mezzo mondo, diventando una figura centrale nella geopolitica vaticana. L’altro nome forte è quello del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana e inviato speciale del Papa per la crisi in Ucraina. Considerato da molti un uomo di dialogo, il suo profilo si è rafforzato negli ultimi anni, sia in ambito ecclesiale sia nei contatti internazionali.
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Papa Francesco morto, chi potrebbe essere il suo successore
Accanto a loro, altri italiani potrebbero sorprendere. Uno su tutti è il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. La sua esperienza diretta nei luoghi santi e la conoscenza delle dinamiche del Medio Oriente gli hanno conferito un’autorità riconosciuta, anche se meno mediatica. Ma, dopo l’elezione di un Papa argentino, Jorge Mario Bergoglio, c’è chi scommette che il prossimo Pontefice possa provenire da un altro continente ancora poco rappresentato: l’Africa o l’Asia.

🔴 ULTIM'ORA – Papa Francesco è morto oggi, lunedì 21 aprile. Il Pontefice si trovava a Roma, a Casa Santa Marta, dove era stato trasferito dopo il ricovero al Gemelli. A dare la notizia il cardinale Farrell: «Alle 7.35 il Vescovo di Roma è tornato alla casa del Padre» pic.twitter.com/08rxzpk5JQ
— Corriere della Sera (@Corriere) April 21, 2025
E proprio dall’Asia arriva uno dei nomi più menzionati: il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, ex arcivescovo di Manila e oggi Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Da anni vive e lavora a Roma, dove è apprezzato per il suo stile sobrio e inclusivo. In Africa, invece, spicca la figura del cardinale Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa e voce autorevole nelle questioni sociali e ambientali del continente. Altro nome di rilievo è quello di Robert Sarah, originario della Guinea, già Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, noto per le sue posizioni conservatrici.
Non mancano i candidati europei. Tra questi, si fanno i nomi del tedesco Gerhard Müller, ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e rappresentante della corrente più critica nei confronti di Papa Francesco. Con lui, anche il francese Jean-Marc Aveline, l’arcivescovo maltese Mario Grech, il portoghese José Tolentino de Mendonça e il lussemburghese Jean Claude Hollerich, tutti considerati figure in ascesa all’interno della Curia.
Sul fronte americano, invece, la partita sembra più debole, almeno per ora. Tuttavia, restano in osservazione l’arcivescovo di Washington Wilton Gregory e quello di Chicago, Blase Cupich. Dal Brasile emergono infine due nomi: Sergio da Rocha, arcivescovo di São Salvador da Bahia, e Leonardo Ulrich Steiner, guida della diocesi di Manaus, entrambi legati alle tematiche sociali e ambientali dell’Amazzonia. La corsa al successore di Francesco, dunque, è cominciata. E come spesso accade nella storia della Chiesa, il vero favorito potrebbe non essere ancora sotto i riflettori.


