Ecco perché i terroristi decapitano nemici e “infedeli”

Nelle ultime settimane il lavoro degli analisti di intelligence è anche concentrato sul “salto di qualità” mediatico degli jihadisti. I video delle decapitazioni rientrano in una sorta di soft power (per dirla in breve la parte essenzialmente mediatica della loro strategia) dell’islamismo. Di lì gli eventi di emulazione e, prima ancora, una prova di forza, un modo per dimostrare la propria forza. Tant’è che mostrare un prigioniero che viene decapitato è accompagnato da messaggi: agli Stati Uniti, all’Occidente in generale. Una pratica che conferma ciò che dicono gli esperti e cioè che l’attuale nemico (la “manovalanza” dello Stato islamico) è più spietato di al-Qaeda. Persino gli uomini agli ordini di bin Laden rifiutavano una pratica tanto orribile come la decapitazione. Perché per i guerriglieri dell’Isis, al contrario, sembra una sorta di must?
Lo scopo è duplice. Perché è il modo più spettacolare per profanare un nemico giacché in tal modo si divide la testa, cioè la mente e il cervello, da tutto il resto. E poi c’è l’aspetto mediatico, appunto, il modo che considerano capace a intimorire tutti coloro che rientrano nella categoria degli “infedeli”. Eppure la decapitazione nell’Islam non trova un fondamento certo, nel senso che non appare come “obbligo” per chi osserva fedelmente il credo. Sebbene vi fossero tracce nel passato molto antico l’unico paese islamico che ancora contempla la decapitazione nei suoi codici penali è l’Arabia Saudita (e fino al 2005 hanno fatto lo stesso altri stati musulmani come Yemen, Iran e Qatar). Il primo biografo di Maometto, Ibn Ishaq, ha scritto che nel 627 il Profeta, durante la Battaglia del Fossato, approvò la decapitazione di centinaia di ebrei della tribù dei Banu Qurayza alla periferia di Medina. Ai tempi dell’Impero Ottomano, la decapitazione era la prima tecnica di “aggressione simbolica” tra i soldati. In epoca più recente durante la Guerra in Cecenia, miliziani islamici decapitarono un soldato russo che non voleva convertirsi all’Islam. Nel Corano, tuttavia, ci sono alcuni riferimenti alla violazione del nemico, come quando viene detto che “quando incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente”.