La decisione di lasciare la Rai ha sorpreso il pubblico e acceso il dibattito sul futuro di uno dei volti più apprezzati dell’informazione televisiva. Dopo settimane di indiscrezioni e retroscena, Milo Infante ha scelto di raccontare la sua versione dei fatti, spiegando cosa lo abbia spinto ad accettare la proposta di Mediaset e a voltare definitivamente pagina dopo anni trascorsi al servizio della tv pubblica.
>> Roberta Bruzzone, annuncio clamoroso: cosa è successo
Il giornalista, protagonista di uno dei trasferimenti televisivi più discussi dell’estate, ha spiegato che la separazione non è stata una scelta improvvisa, ma il risultato di un malessere maturato nel tempo. Dietro l’addio ci sarebbero richieste rimaste senza risposta, la sensazione di non essere valorizzato e la convinzione che il proprio percorso professionale avesse ormai raggiunto un punto di svolta.

Le ragioni dell’addio alla Rai
Nel corso dell’intervista rilasciata ad Andrea Scarpa per Il Messaggero, Milo Infante ha ripercorso il successo di Ore 14, programma che negli ultimi anni ha conquistato ascolti importanti nonostante una collocazione televisiva spesso complicata. Il conduttore ha raccontato di aver dovuto affrontare continui dubbi sul futuro della trasmissione, spiegando che il piano sembrava essere quello di far saltare il programma: “Ogni anno, anche questo, il responsabile del Day Time, Angelo Mellone, voleva chiuderlo per metterci La porta magica di Andrea Delogu, sostenendo che facevo concorrenza a La volta buona di Caterina Balivo”.

Secondo il giornalista, proprio questa situazione avrebbe contribuito ad alimentare la sensazione di non ricevere il sostegno necessario da parte dell’azienda. Nonostante i risultati ottenuti, Infante avrebbe percepito una mancanza di fiducia verso il progetto editoriale costruito negli anni, convincendosi progressivamente che non ci fossero più le condizioni per proseguire il suo percorso all’interno della tv pubblica.

Parlando della scelta definitiva, il conduttore ha spiegato di aver tentato fino all’ultimo di trovare un punto d’incontro con la Rai. “quando ho capito che il mio tempo era finito, restare non aveva più senso”, ha dichiarato, ricordando di aver avanzato una richiesta ben precisa al termine della scorsa stagione. “Avevo solo chiesto un adeguamento: cercavo considerazione e progettualità. Volevo crescere”. Secondo il suo racconto, però, da parte dell’azienda non sarebbe mai arrivata una risposta concreta.
Nel corso dell’intervista, Infante ha anche allargato lo sguardo alla situazione generale dell’emittente pubblica, evitando però attacchi personali. “Qualcosa si è rotto, ma non mi piace il tiro al bersaglio. All’ad Rossi gliel’ho detto: “Giampaolo, non sei circondato da dirigenti alla tua altezza”. Andando via, ho capito che tanti altri colleghi si sentono completamente abbandonati. Sono disperati. Ho ricevuto una valanga di messaggi”. Un passaggio che lascia intendere come, a suo giudizio, il malcontento non riguardi soltanto la sua vicenda personale.
Non sono mancate, infine, le considerazioni sul futuro di Ore 14, che dalla prossima stagione sarà affidato a Salvo Sottile. Pur augurando buon lavoro al collega, Infante ha commentato con una punta di ironia la presentazione del nuovo corso: “Ho visto su Instagram che ha fatto una locandina con l’IA e il suo viso, mi è sembrato un po’ triste. Mi ha mandato un messaggio, gli ho risposto in bocca al lupo. Lui è bravo. Mi aspettavo che cambiassero il titolo, un po’ come il ritiro della maglia nel calcio…”.
Per Milo Infante, però, il futuro è già iniziato. Dal 24 agosto sarà al timone di Ore 11 su Rete 4, un nuovo programma mattutino che segnerà l’inizio della sua avventura in Mediaset. Il giornalista ha voluto chiarire fin da subito che non si tratterà di una semplice replica del format che lo ha reso popolare: “Non sarà la copia di Ore 14. Ci sarà la mia idea di cronaca, naturalmente, ma con un linguaggio nuovo”. Una sfida che apre un nuovo capitolo della sua carriera e che sarà osservata con grande attenzione dal pubblico e dagli addetti ai lavori.


