Tango, poeti, ambiguità: la seducente città di Borges

«Di qualità diseguale, perché come è noto provengono da centinaia di migliaia di penne eterogenee, le parole del tango elaborate dall’ispirazione o dall’industria costituiscono, dopo mezzo secolo, un quasi inestricabile corpus poeticum…»

Evaristo Carriego
Einaudi, pp. 133, euro 9,50

Figura popolare di quella periferia di Buenos Aires di cui faceva parte il quartiere Palermo all’inizio del secolo, il criollo Evaristo Carriego è l’ispiratore inatteso del primo (1930) volume in prosa di Borges, che ricorda il “poeta emaciato” come amico di famiglia e testimone della grande città. E Borges, entrando nella vita di Carriego e del quartiere Palermo, entra nella “materia” stessa di cui è fatta Buenos Aires, la percorre, la descrive, guarda da dietro le spalle i giocatori di truco, spia dalle finestre dei bordelli la “vita quotidiana” dell’umanità che li frequenta, assiste negli spiazzi polverosi alle sfide a coltello, annusa l’aria che sa di primavera e il fumo dell’asado che cuoce all’aperto, commenta e, forse, canta i tanghi e le milonghe.