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Paura a Uno Mattina, irruzione nella stanza dell’inviata in Ucraina: fucili puntati e urla

Momenti di tensione in Ucraina durante un collegamento video con la giornalista della Rai Stefania Battistini, inviata di Rai Uno a Dnipro, nel centro del paese in guerra con la Russia. La giornalista era in collegamento con il programma ‘Uno Mattina’ dal balcone della sua stanza d’albergo, quando è stata fermata.

I militari ucraini sono entrati in stanza con i mitra spianati. Un soldato l’ha raggiunta in balcone e le ha intimato di rientrare nella stanza. Secondo quanto riferito i militari ucraini le hanno detto di interrompere il collegamento e la giornalista con le mani alzate è entrata in stanza. Ha fornito le sue generalità e ora sta bene. Paura in diretta durante il collegamento con la giornalista italiana. Secondo una prima ricostruzione si tratta probabilmente di un’operazione finalizzata a individuare infiltrati russi.


“Stefania e il suo operatore sono liberi e stanno bene”, ha detto in diretta la conduttrice di Uno Mattina. Stefania Battistini, milanese classe 1977 è inviata per la Rai per seguire le varie tensioni nel mondo, appunto accade con la guerra in Ucraina. “Ora stiamo tutti bene. Ma il rischio è stato altissimo”, è la testimonianza a rainews.it della giornalista.

“Mentre eravamo in diretta, sono arrivati 4 agenti delle forze speciali – ci ha raccontato -. Hanno spalancato la porta urlando coi fucili spianati. Hanno buttato a terra i due operatori di ripresa Simone Traini e Mauro Folio, con il ginocchio premuto sulla loro schiena e il kalashnikov puntato a 2 cm dalla loro testa. Erano evidentemente molto nervosi, quindi poteva accadere qualunque cosa”. “Dopo circa un quarto d’ora è arrivato il capo della Polizia e siamo riusciti a spiegare chi eravamo e cosa stavamo facendo”.

“Quello che è successo stamattina racconta il livello di tensione che sta vivendo il popolo ucraino, per cui qualsiasi attività considerata fuori dall’ordinario viene considerata un’attività nemica, una possibile minaccia. Quindi qualunque giornalista straniero – soprattutto chi si ferma diversi giorni – è considerato un possibile pericolo, un possibile sabotatore, una possibile spia”.


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