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Affari Tuoi, intervengono le autorità: la Rai richiamata per il programma di De Martino

Stefano De Martino

In una stagione televisiva in cui l’access prime time si è trasformato nel vero campo di battaglia degli ascolti, con numeri da capogiro e una platea che ogni sera arriva a sfiorare i 10 milioni di telespettatori, l’equilibrio tra concorrenza e regole torna al centro del dibattito. Proprio mentre la sfida tra Stefano De Martino e Gerry Scotti infiamma la fascia più ambita da pubblico e investitori pubblicitari, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso di intervenire formalmente nei confronti della Rai.

Il richiamo, messo nero su bianco in una delibera, punta il dito contro quella che viene definita una “sistematica violazione degli orari”. Secondo quanto riportato nel provvedimento, tra ottobre e novembre 2025 sarebbero arrivate diverse segnalazioni da parte degli utenti, che denunciavano ritardi frequenti nell’avvio dei programmi di prima serata, comprese fiction e show di punta. Un fenomeno non episodico, ma ripetuto, che avrebbe compromesso la prevedibilità della programmazione.

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De Martino Rai


Richiamo per la Rai e Stefano De Martino: cosa viene contestato

Il contesto è quello di una competizione serrata nell’access prime time, fascia cruciale che precede la prima serata e che negli ultimi mesi ha visto Rai1 e Canale 5 allungare strategicamente la durata dei rispettivi programmi per trattenere il pubblico il più a lungo possibile. Una pratica che, se per Mediaset rientra nella libertà editoriale di una realtà privata, assume contorni diversi quando riguarda il servizio pubblico, vincolato a un contratto che impone il rispetto degli orari comunicati.

De Martino Rai

Nel documento dell’Autorità vengono citati casi concreti. Tra questi la fiction La ricetta della felicità, prevista per le 21:30 il 2 ottobre e iniziata invece alle 21:50. Ma non solo. Anche Affari tuoi e Tale e quale show sarebbero partiti in ritardo in altre occasioni, a causa di interruzioni pubblicitarie più lunghe del previsto. Un disallineamento che, si legge nella delibera, superava spesso i dieci o quindici minuti, rendendo “difficile seguire con continuità i programmi e pianificare la visione”.

Il nodo, infatti, non riguarda soltanto la puntualità. Sullo sfondo c’è anche la gestione degli spazi pubblicitari. Pur rispettando formalmente i limiti previsti, la Rai avrebbe concentrato una quantità significativa di spot nella fascia 20:30–21:00 su Rai 1, con picchi superiori al 12% orario, percentuali considerate più vicine agli standard di un’emittente commerciale che a quelli di un servizio pubblico. Un dato che ha contribuito ad alimentare le perplessità dell’Autorità.

Il richiamo, dunque, si inserisce in una partita più ampia, dove la posta in gioco non è soltanto lo share, ma anche la credibilità del servizio pubblico. Mentre la battaglia dell’access prime time continua a colpi di ascolti e strategie di palinsesto, l’Autorità ha fatto sapere che continuerà a vigilare. Un segnale chiaro: la competizione può essere serrata, ma le regole, soprattutto per chi opera in nome del servizio pubblico, restano un confine da non oltrepassare.


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