Il futuro del Festival di Sanremo torna al centro del dibattito televisivo, mentre l’edizione 2026 si avvicina con la conclusione del mandato di Carlo Conti. Dopo il passaggio di Amadeus dalla Rai al Nove, il conduttore fiorentino aveva accettato di guidare due edizioni della kermesse, quella del 2025 e quella di quest’anno. Un impegno a termine, ribadito più volte pubblicamente. Anche di recente Conti ha confermato che, indipendentemente dagli ascolti e dagli eventuali record, al termine di questa esperienza lascerà il timone. Una decisione netta, che apre inevitabilmente la corsa alla successione per Sanremo 2027.
Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le indiscrezioni. Il giornale online Lettera 43 ha rilanciato l’ipotesi di un interesse concreto di Stefano De Martino per la conduzione del Festival. Il nome del volto emergente della Rai circola con insistenza, ma secondo quanto riportato dalla stessa testata, l’attuale direttore artistico avrebbe già in mente un erede naturale. E non si tratterebbe del re dei pacchi di Affari Tuoi.
Leggi anche: Sanremo 2026, i big tutti in posa e scoppia il caso sul cantante: cosa si nota nella foto di gruppo

Carlo Conti e Sanremo, il suo successore non sarebbe Stefano De Martino: chi spunta ora
Secondo quanto riportato, “Il team De Martino e il diretto interessato, però, non hanno considerato i superpoteri di Carlo Conti che avrebbe già in testa il suo successore, per lo meno sul palco dell’Ariston. Un personaggio che è già suo ‘vice’ visto che condurrà ancora una volta il Dopofestival: Nicola Savino”. Quest’ultimo è reduce dalla conduzione di Tali e Quali Show e nuovo presentatore del DopoFestival. Si delinea quindi uno scenario ben preciso, in cui la continuità interna alla squadra attuale potrebbe prevalere sulle ambizioni di nuovi aspiranti.

Sempre Lettera 43 cita anche una fonte di Viale Mazzini, che aggiunge ulteriore pepe alla vicenda: “In Rai qualcuno ne è più che certo: ‘Conti e Savino alleati contro De Martino’. Ne dovrà mangiare di polvere, il povero Stefano, prima di mettere le mani sul Festival”. Savino – quello che “da vecchio sarà come Massimo D’Alema, e tra poco come Tommaso Labate”, scherza la fonte – sarebbe già pronto a incassare. C’è solo un big che potrebbe rovinargli la festa ed è Fiorello”. Un retroscena che racconta di equilibri interni e alleanze strategiche, mentre sullo sfondo resta l’ombra ingombrante di Fiorello, unico nome capace, secondo la fonte, di sparigliare davvero le carte.
Nicola Savino, dal canto suo, rappresenterebbe una scelta di esperienza e continuità. Professionista solido, ha già guidato diverse edizioni del Dopofestival e ha sostituito in maniera impeccabile il suo predecessore a Tali e Quali Show. Un profilo che molti considerano pronto per il grande salto, magari anche in coppia proprio con Fiorello, in una formula capace di unire ironia, mestiere e conoscenza profonda dei meccanismi televisivi.


Le dichiarazioni di Carlo Conti, tuttavia, sembrano andare in una direzione molto precisa. Ospite a Radio Subasio, il conduttore ha chiarito quale debba essere l’identikit del prossimo direttore artistico: “C’è solo l’imbarazzo della scelta, ma al di là del conduttore o della conduttrice, la figura centrale resta quella del direttore artistico. È il ruolo che decide tutto: non solo le canzoni, ma la regia, le immagini, le luci, la scena, gli ospiti. Serve qualcuno che abbia know how, esperienza, ore di volo per guidare una macchina del genere. E se il Festival andasse meglio degli altri anni, è proprio un buon motivo per lasciarlo”. Parole che molti hanno interpretato come un messaggio chiaro: per guidare Sanremo non basta la popolarità del momento, serve una lunga gavetta.
Concetti ribaditi anche durante l’ospitata al podcast Pezzi di Musica, dove Conti ha escluso qualsiasi ipotesi di permanenza dietro le quinte: “Io abbinato a un altro volto e dietro come direttore? No, questo no, mai. Non credo che sia giusto, non credo sia corretto. Meno che mai se fosse con un altro collega, ma neanche se a condurre fosse un cantante. Lo dico perché è giusto che ognuno lo faccia nel suo stile, se ha la capacità di fare la cosa più importante del Festival, che è la direzione artistica. Quindi è giusto che tutti abbiano questa opportunità, come ho avuto la fortuna di farlo io nel momento giusto della mia carriera o anche Amadeus, con tutto il nostro bagaglio e passato, anche radiofonico”. Una chiusura netta, che conferma l’intenzione di farsi da parte completamente.
Così, mentre l’edizione attuale procede verso il suo epilogo, la vera partita sembra già giocarsi sul futuro. Tra ambizioni dichiarate, strategie silenziose e identikit tracciati con cura, Sanremo 2027 appare ancora senza un volto ufficiale. Ma una cosa è certa: la scelta non sarà soltanto una questione di conduzione, bensì di visione artistica e di capacità di governare una macchina complessa, proprio come Carlo Conti ha voluto sottolineare.


