Nell’ultima puntata stagionale de “Lo Stato delle Cose”, andata in onda lunedì 13 aprile 2026, il caso del delitto di Garlasco è tornato ancora una volta al centro del racconto televisivo. Massimo Giletti ha aperto lo spazio dedicato all’inchiesta con toni molto netti, sottolineando come, a suo giudizio, il quadro investigativo stia arrivando a un passaggio decisivo. Prima ancora che il confronto entrasse nel vivo, il conduttore ha lasciato intendere che per la Procura di Pavia potrebbe essere vicino il momento di una scelta destinata a pesare, perché “tra poco c’è qualcuno che dovrà dire sì”, collegando quella frase anche alla sigla del programma, “C’è chi dice no”.
Da lì il discorso si è allargato al cuore dell’indagine riaperta, con Giletti che ha posto una domanda pesante e destinata a segnare l’intera discussione in studio: “Il mosaico investigativo legato al delitto di Garlasco ha messo tutti i tasselli uno dietro l’altro, la domanda è: il procuratore di Pavia riscriverà la storia del delitto di Chiara Poggi?”. Un interrogativo che ha dato il tono a tutta la serata, costruita come un ultimo affondo prima della pausa del programma, con l’idea di tirare le fila su uno dei casi più discussi degli ultimi anni.
“Trovata una nuova impronta”. Garlasco, il caso arriva a Mattino Cinque

Lo Stato delle cose, lite tra Massimo Giletti e il generale Luciano Garofano
Il primo terreno di scontro è stato quello del Dna. Giletti ha chiamato in causa le parole del genetista della famiglia Poggi, Marzio Capra, soffermandosi sulla traccia trovata sulle unghie di Chiara Poggi e ritenuta riconducibile alla linea maschile di Andrea Sempio. Il conduttore ha contestato apertamente l’ipotesi che quella presenza potesse essere frutto di una semplice casualità, arrivando a dire: “Ho sentito il genetista della famiglia Poggi, Marzio Capra dire una cosa che secondo me non sta né in cielo né in terra, che il DNA trovato sulle unghie di Chiara Poggi, e quindi riconducibile alla linea maschile di Andrea Sempio, sia lì per una casualità, come se il ragazzo fosse sfortunato. Mi sembra una cosa strana”. Un’affermazione che ha spostato subito il dibattito su un piano frontale, molto più duro rispetto a quello puramente tecnico.
Ma il vero snodo della serata è arrivato quando l’attenzione si è spostata sulla porta a soffietto che conduceva alla cantina dove venne trovato il corpo di Chiara Poggi. È su quel punto che Giletti ha riaperto uno dei temi più controversi dell’intera vicenda, ricordando che nel 2007 i Ris inserirono nella loro relazione un’immagine che, secondo il generale Luciano Garofano, sarebbe stata il risultato di un’illusione fotografica. La replica di Garofano è stata lunga e dettagliata, quasi a voler blindare una volta per tutte il lavoro svolto allora.
“Questo mi consente di ribadire quanto onesto, scrupoloso e completo è stato il nostro lavoro. Quanta amarezza provo nel dovermi confrontare da un anno con suggestioni, manipolazioni, falsità, offese, anche con travisamento delle sentenze o sentenze che non si ignorano. Le foto possono risentire di effetti illusori dovuti all’angolazione o al flash, quella porta è stata analizzata con le luci bianche, quelle forense, saggiata per verificare la presenza del sangue, è stata trattata per evidenziare le impronte papillari, poi smontata e trasferita in laboratorio per fare un’altra analisi, quella con il Nero Amido che consente di individuare sangue sotto forma di impronte o di tracce che hanno origine ematica. Queste analisi sono state fatte nel contraddittorio, lo stesso è accaduto nel processo. Non so, è un’immagine che può tradire cose che non esistono, noi cercavamo impronte papillari e sangue. L’importante è aver fatto tutte le analisi per verificare le tracce che permettevano di dare risposte al pubblico ministero”.

A quel punto, però, il confronto ha cambiato passo e si è trasformato in un vero braccio di ferro. Giletti ha contestato apertamente quella lettura, sostenendo che l’immagine mostrata non avesse nulla di illusorio e ricordando anche la presenza di altre fotografie con “macchie bianche”. Garofano ha ribadito che quelle tracce erano dovute al trattamento con polvere di alluminio usato per le impronte digitali e ha insistito sul fatto che su quella porta non fossero emerse tracce di sangue. Il giornalista, però, non ha arretrato di un centimetro, spiegando che proprio perché si trattava della porta collocata accanto al luogo in cui si trovava il corpo della vittima, a suo avviso avrebbe dovuto essere sottoposta a controlli ancora più estesi, compresa un’analisi genetica completa. Garofano, sempre più irritato, ha chiuso ogni ulteriore apertura sostenendo di avere già fornito tutte le spiegazioni necessarie e accusando Giletti di volerlo provocare.
Da quel momento il dibattito è scivolato su toni apertamente personali. Giletti ha insistito, chiarendo di non voler mancare di rispetto ai ruoli ma di ritenere legittimo chiedere conto di quanto fatto allora, soprattutto su un elemento così delicato come quella porta. Garofano ha continuato a difendere il lavoro dei Ris, sostenendo che la superficie fosse stata controllata interamente e che tutti gli accertamenti possibili fossero stati svolti alla presenza dei consulenti di parte. Il conduttore, però, ha replicato con durezza, arrivando a evocare anche gli errori commessi nelle indagini del passato e a sottolineare come, nella sua opinione, un caso ancora così aperto dopo vent’anni dimostrerebbe che qualcosa non ha funzionato davvero fino in fondo.

#garlasco @stato_dellecose #Giletti on fire, eravamo tutti con te!!! #VeritaperChiaraPoggi #giustiziaperChiaraeAlberto https://t.co/EqJDlVzsr2
— Soili Gregori (@soiligregori) April 14, 2026
Il colpo finale è arrivato quando è stata richiamata in studio una fotografia della porta scattata il giorno dopo l’omicidio e inviata dal colonnello Cassese, immagine nella quale, secondo Giletti, non si vedrebbe nulla di ciò che invece compare nella relazione dei Ris. Ed è stato lì che il giornalista ha dato voce a uno sfogo molto duro, dicendosi colpito dal fatto che Garofano gli avesse negato una risposta piena nonostante il lavoro svolto in questi mesi sul caso Garlasco. “Mi spiace Generale che lei dica che io non meriti una risposta, io credo di meritarla per il mazzo che mi sono fatto in questi mesi andando a scovare mille problemini che ci sono stati su Garlasco. Non sono state fatte analisi genetiche sulla porta, ho chiesto semplicemente perché, lei mi ha risposto ma io ritengo insufficiente la risposta”, ha dichiarato.
La chiusura è stata la più aspra dell’intera puntata. Alla battuta ironica di Garofano, “Magari ci sarà l’esame di riparazione”, Giletti ha risposto rilanciando ancora il livello dello scontro: “La vita è piena di esami, anche lei dovrà passare molti esami, non solo io. Nella vita bisogna saper accettare i confronti, non ci si nasconde, dire: ‘Non merita risposta’ è molto grave”. E quando l’ex generale ha ribadito che le indagini erano state condotte in modo “scrupoloso ed esaustivo”, il conduttore ha affondato con la frase più pesante della serata: “Se siamo qui dopo 20 anni credo che le indagini siano state fatte con i piedi”. Parole che hanno trasformato l’ultimo appuntamento stagionale de “Lo Stato delle Cose” in una chiusura tesissima, lasciando sul tavolo non solo i dubbi sull’indagine, ma anche una frattura evidente tra chi difende il lavoro svolto allora e chi continua a ritenerlo profondamente insufficiente.


