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“Noi lo stesso fidanzato, chi era”. Ornella Vanoni, la cantante lo svela a La volta buona

Lunedì 24 novembre 2025, alle 14.45, la chiesa di San Marco, nel cuore di Brera, si prepara ad accogliere l’ultimo saluto a Ornella Vanoni: un luogo che per una manciata d’ore lascia spazio non solo al dolore, ma alla riconoscenza verso una figura che ha segnato la storia della musica italiana. La città si dispone in silenzio, mentre davanti al sagrato si radunano volti noti e cittadini comuni, uniti dall’idea di assistere all’ultimo atto di un’esistenza che ha attraversato generazioni, mode e stagioni artistiche senza mai perdere la propria unicità.

A raccontare il clima di queste ore è anche il collegamento con La Volta Buona, dove amici, colleghi e compagni di viaggio condividono pensieri e ricordi di Ornella. Tra loro, Donatella Rettore, che con voce limpida e un sorriso che tenta di arginare la commozione, guarda verso l’alto e lascia emergere un’immagine vivida, quasi cinematografica. “Secondo me ci sta guardando e si sta facendo un sacco di risate”, afferma, trasformando il momento in un frammento di quella leggerezza che da sempre contraddistingueva l’amica scomparsa.

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“Io e Ornella lo stesso fidanzato”: la confessione a La Volta buona

La Rettore insiste su ciò che più la colpiva del carattere di Ornella: la sua capacità di disinnescare la malinconia, di trovare un varco di luce anche nelle ombre. “Lei ironizzava sempre, trovava un sorriso anche nelle cose più tristi”, ricorda. Poi aggiunge un pensiero che risuona nella chiesa e nelle case di chi ascolta, perché appartiene alla voce stessa della Vanoni: “Diceva sempre: “Eternità, allarga le tue braccia, io sono qua”.” Un’immagine che oggi assume un sapore diverso, quasi profetico, mentre la cantante viene accompagnata proprio verso quell’“eternità” che evocava.

L’artista, prosegue la Rettore, non avrebbe voluto essere ricordata con un velo di malinconia. “Ed è andata nell’eternità. Non dobbiamo ricordarla come una cosa triste che ci mancherà, lei non ci mancherà, perché ci ha dato tanto”, dice, ribadendo che l’eredità di Ornella rimane viva e pulsante, radicata nei gesti e nelle parole che ha lasciato. “E la raggiungeremo tutti quanti, io ci credo”, confida, donando al suo messaggio un tocco di spiritualità che si intreccia alla familiarità con cui parla di lei.

Poi, come spesso accade quando si ricordano le amicizie vere, la memoria si concede una deviazione, una risata improvvisa che squarcia la tensione del momento. La Rettore condivide un aneddoto che restituisce la spontaneità del loro legame: “Una cosa divertente tra noi due è che abbiamo avuto lo stesso fidanzato. Non posso fare nomi, ma era anche un suo produttore. Ogni volta che ci incontravamo ce lo raccontavamo sempre”, confessa divertita, consapevole che quella piccola storia vale più di molte frasi solenni. E, per evitare pettegolezzi, precisa subito: “Ovviamente non nello stesso periodo”, conclude, lasciando che la risata collettiva faccia da contrappunto al dolore.

Così, mentre la chiesa si prepara ad accogliere l’ultimo applauso per Ornella Vanoni, sono proprio le parole degli amici, i sorrisi recuperati dal passato e gli affetti rimasti in vita a restituire l’immagine più autentica dell’artista: una donna che non ha mai smesso di cercare la luce, nemmeno quando la vita diventava più complicata. E che anche nel giorno del suo addio riesce ancora, inevitabilmente, a far sorridere tutti.


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