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“Che frecciata a Pino Insegno”. L’Eredità, il commento di Marco Liorni si fa notare

Solo ieri il manager di Pino Insegno, Diego Righini, aveva sparato a zero su Marco Liorni definendolo sarcasticamente ‘Presta boy’ (dal nome dell’agente, Lucio Presta). Oggi dalle colonne del Corriere della Sera il conduttore interviene e, nel corso di un’intervista a 360 gradi, parla della conduzione de ‘L’Eredità’, pomo della discordia in queste settimane. Il programma, infatti, sembrava destinato a finire nelle mani di Pino Insegno poi la Rai ha deciso di affidare la conduzione a Liorni.

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Marco Liorni che, racconta al Corriere, nella vita ha fatto di tutto: “Dal bagnino in uno stabilimento a Gaeta al traslocatore”, rimanendo una persona normale. Merito dei suoi genitori: “Mio padre era grandi slanci di gioia e anche grandi malinconie. Mia madre è più stabile e saggia. A me e mio fratello hanno dato l’esempio, ma poi quelle che rimangono più dentro sono le emotività”.


Marco Liorni, frecciata a Insegno sulla conduzione de L’Eredità

Registra Reazione a Catena a Napoli e mangia in camera in albergo da solo ma “cammino anche molto da solo, qualche volta viaggio anche da solo. Era un momento in cui avevo bisogno di stare da solo. Ma non c’era niente di misterioso: pure se volessi, ’ndo vado? Con mia moglie Giovanna abbiamo un rapporto molto franco”. E tra poco sarà al timone dell’Eredità.

Un traguardo raggiunto senza l’aiuto della politica: “Non sono amico della Meloni e di nessuno anche se un domani mi piacerebbe andare al Parlamento Europeo”. Una frecciata bella e buona a Pino Insegno che invece è stato dato da sempre vicino al premier. Scendendo nella questione Eredità Marco ha detto: “Non so se è andata proprio così e se qualcuno ha fregato qualcosa. Diciamo che stavo benissimo a Reazione a Catena”.

Ma un giorno mi hanno proposto L’Eredità. Poi magari ci cambieranno di nuovo… Ma sono onorato per avere l’opportunità di un programma storico, condotto da grandi come Fabrizio Frizzi. Ero nello studio di Reazione a Catena per l’ultima puntata. Non c’era nessuno, tutti via: tecnici, pubblico, squadre, autori. Le luci spente, solo neon accesi e qualche carta perterra. Mi è passato davanti un pezzo di vita, sono stati cinque anni intensi. Ho pianto come una fontana, è stato liberatorio”.


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