All’Ariston l’aria è quella delle grandi notti: luci addosso, mani che tremano, sguardi che cercano conferme. Il Festival di Sanremo 2026 si chiude dopo cinque serate intense, ma il vero “dopo” comincia adesso. Perché oltre al nome inciso nell’albo d’oro, resta una domanda che rimbalza ovunque: chi ha perso davvero?
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La finale scivola via tra pronostici saltati, polemiche mai del tutto sopite e un’ultima attesa che sembra infinita. Poi arriva il verdetto: a vincere è Sal Da Vinci con Per sempre sì. Una vittoria che premia la tradizione melodica, ma che non spegne il rumore dei commenti sui social.

Il verdetto e quel meccanismo che pesa
Il risultato nasce da un equilibrio delicatissimo: televoto (34%), sala stampa, tv e web (33%) e giuria delle radio (33%). La classifica finale somma i voti della serata conclusiva a quelli delle prime tre serate, con Carlo Conti che svela prima dalla trentesima alla sesta posizione, poi i cinque finalisti in ordine casuale.

E quando riapre il televoto per l’ultimo giro, il palco diventa un ring silenzioso. È lì che si decide tutto. Ed è lì che molti spettatori, davanti alla tv e sul web, iniziano a sentirsi spiazzati: non per forza per il primo posto, ma per quello che succede subito dopo.

Al vertice c’è Sal Da Vinci con Per sempre sì. Subito dietro Sayf con Tu mi piaci tanto, terza Ditonellapiaga con Che fastidio!. Fuori dal podio, ma lì a un passo, Arisa con Magica favola e Fedez e Marco Masini con Male necessario.
Dal sesto al decimo posto: Nayt, Fulminacci, Ermal Meta, Serena Brancale e Tommaso Paradiso. Una top ten che, già così, basta a dividere: c’è chi parla di equilibrio, chi di colpo di scena e chi, invece, di ingiustizia.
Dall’undicesimo al ventesimo: Lda e Aka 7even, Luchè, Bambole di pezza, Levante, J-Ax, Tredici Pietro, Samurai Jay, Raf, Malika Ayane ed Enrico Nigiotti. Nomi importanti, alcuni amatissimi, finiti in una terra di mezzo che spesso è la più crudele.
Nella parte bassa: Maria Antonietta e Colombre, Michele Bravi, Francesco Renga, Patty Pravo, Chiello, Elettra Lamborghini, Dargen D’Amico, Leo Gassmann, Mara Sattei ed Eddie Brock. Ed è qui che, inevitabilmente, si riaccende il tema: quanto conta davvero la canzone e quanto il “momento” che si crea attorno?
Se c’è un nome che ritorna più di altri quando si parla di lacrime, rabbia e delusione, è quello di Serena Brancale. Il suo brano, un testo intenso dedicato alla madre scomparsa, aveva toccato corde profonde. E proprio per questo la sua posizione lontana dai vertici ha lasciato addosso un senso di vuoto a tanti.
All’Ariston non è passato inosservato: fischi, mormorii, facce scure. Online, poi, il coro è diventato una valanga: c’è chi parla apertamente di “ingiustizia bella e buona”. In molte, soprattutto, raccontano di essersi sentite rappresentate da quelle parole e da quel dolore portato sul palco senza filtri.
Premi collaterali: quando il riconoscimento arriva comunque
In mezzo alle polemiche, i premi “paralleli” disegnano un altro racconto. Il premio della critica Mia Martini va a Fulminacci per Stupida sfortuna, con 26 preferenze su 102 voti validi. Dietro di lui si piazzano Ermal Meta e Levante, a conferma che la sala stampa aveva un cuore tutto suo.
Il premio sala stampa Lucio Dalla lo conquista proprio Serena Brancale con Qui con me. E non solo: arriva anche il premio Tim, grazie al voto del pubblico sui canali social e sull’app. Un segnale forte, quasi una risposta: magari non è andata come speravano in classifica, ma l’abbraccio della gente è lì, nero su bianco.
Il premio Giancarlo Bigazzi per il miglior componimento musicale va a Che fastidio! di Ditonellapiaga, votato dai professori d’orchestra. Il premio Sergio Bardotti per il miglior testo finisce a Male necessario di Fedez e Marco Masini. E anche qui, inevitabile, riparte il dibattito: premi diversi raccontano gerarchie diverse.
La prima serata, con il voto esclusivo della sala stampa, aveva già fatto capire che sarebbe stata una corsa serrata: tra i più apprezzati figuravano Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e Fedez e Masini, senza ordine di piazzamento.
Nella seconda serata, con il voto congiunto di radio e televoto, erano emersi Tommaso Paradiso, Lda & Aka 7Even, Nayt, Fedez & Masini ed Ermal Meta. Un mix di mondi diversi che, serata dopo serata, ha tenuto accesa la sensazione di una gara apertissima.
La terza serata aveva premiato Arisa, Sayf, Luchè, Serena Brancale e Sal Da Vinci. A quel punto, molti avevano iniziato a intuire la spinta su Sal Da Vinci, ma nessuno sembrava davvero certo che sarebbe arrivato fino in fondo.
La quarta serata, quella delle cover con classifica autonoma, ha visto trionfare Ditonellapiaga con TonyPitony, seguita da Sayf con Alex Britti e Mario Biondi e da Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma. Non incide sugli inediti, ma cambia la percezione: crea slancio, aspettative, e spesso anche frustrazioni.
Alla fine, il festival incorona Sal Da Vinci e rimette al centro una certa idea di canzone italiana. Ma il giorno dopo, tra post, commenti e discussioni, la sensazione è una sola: Sanremo 2026 ha chiuso il sipario… e ha lasciato aperta la ferita che fa più rumore, quella di chi si è sentito dimenticato proprio sul più bello.


