La nuova Manovra 2026 del Governo ha acceso un incendio nel mondo della televisione e dell’audiovisivo. Tra le tante misure approvate, quella che più ha fatto discutere è il taglio del Fondo unico per il cinema e l’audiovisivo, che passerà dagli attuali 700 milioni a 510 milioni, fino a scendere nel 2027 a 460 milioni. Una sforbiciata pesante che rischia di lasciare il segno non solo nel settore cinematografico, ma anche nella produzione di fiction e film per la televisione, cuore pulsante dei palinsesti di Rai e Mediaset.
A lanciare l’allarme è stata proprio la Rai, che attraverso alcune fonti interne, raggiunte da La Stampa, ha espresso tutta la preoccupazione per l’impatto che questa decisione potrà avere sulla qualità e sulla quantità dei prodotti futuri. “Avere accesso a meno fondi condurrà inevitabilmente l’azienda a un bivio: abbassare la qualità o ridurre la portata dei progetti, tagliando puntate”, hanno spiegato dall’interno di Viale Mazzini. Parole che lasciano intendere uno scenario difficile, in cui a farne le spese potrebbero essere anche le produzioni più amate dal pubblico.

Rivoluzione in tv, le serie che rischiano
La Rai, infatti, negli ultimi anni ha investito molto nel comparto fiction, riuscendo a coniugare ascolti e qualità con titoli come Mare fuori, Don Matteo, Blanca e Il commissario Ricciardi. Ma con meno risorse a disposizione, anche la produzione di serie consolidate rischia di subire un ridimensionamento. Non solo meno episodi, ma anche la possibilità concreta che alcuni progetti già in fase di sviluppo vengano congelati o cancellati del tutto.

E se in Rai si respira aria di preoccupazione, a Cologno Monzese non va meglio. Anche Mediaset, secondo quanto riportato sempre da La Stampa, teme un effetto domino sulle sue produzioni, già messe alla prova da un mercato sempre più competitivo. “Saranno avvantaggiate le grandi piattaforme, che con tax credit avevano iniziato a investire anche in Italia, ma che possono fare affidamento su un corposo pacchetto di produzioni straniere”, avrebbero dichiarato fonti interne del gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi. Il timore, in sostanza, è che il taglio favorisca colossi internazionali come Netflix, Amazon e Disney+, capaci di sostenere produzioni di alto livello senza dipendere dagli incentivi statali.

Ma l’effetto più immediato potrebbe ricadere sulle produzioni quotidiane, come le soap che da anni rappresentano un pilastro per il pubblico televisivo. Rai 1 e Rai 3, ad esempio, trasmettono ogni giorno due delle serie più longeve e seguite: Il Paradiso delle signore, in onda dal 2015, e Un posto al sole. Anche queste potrebbero finire nel mirino dei tagli, con un possibile ridimensionamento del numero di puntate o del budget destinato alle riprese. Lo stesso destino potrebbe toccare a molte fiction in fase di scrittura o pre-produzione, compromettendo la varietà dell’offerta e la competitività dell’industria italiana dell’audiovisivo.
In un momento in cui l’Italia stava finalmente consolidando una presenza significativa anche sul mercato internazionale, grazie a coproduzioni e vendite all’estero, la decisione del Governo rischia di riportare indietro l’intero comparto di anni. Rai e Mediaset, unite in un raro fronte comune, chiedono ora di riconsiderare i tagli e di aprire un tavolo di confronto per evitare di mettere in ginocchio un settore strategico, che dà lavoro a migliaia di professionisti e rappresenta una vetrina culturale fondamentale per il Paese.
Resta da capire se l’esecutivo, di fronte a questo coro di proteste, sarà disposto a fare marcia indietro o almeno ad attenuare l’impatto della misura. Per ora, il silenzio da Palazzo Chigi non lascia presagire cambi di rotta, ma la mobilitazione delle emittenti e delle associazioni di categoria potrebbe presto costringere il Governo a rivedere la propria posizione. Una cosa è certa: il rischio che il piccolo schermo italiano perda la sua identità e la sua forza narrativa è più concreto che mai.


