Nel calcio, ancora oggi, le donne devono spesso giocare una partita parallela. Non basta conoscere il campo, leggere le azioni, guidare una diretta complessa o attraversare decenni di televisione sportiva: troppo spesso il giudizio si sposta altrove, lontano dalla competenza. È quello che sta accadendo ancora una volta a Paola Ferrari, volto storico del giornalismo sportivo italiano e tra le prime donne ad aver occupato stabilmente uno spazio centrale in un settore dominato dagli uomini.
Durante Coppa del Mondo FIFA 2026, lo speciale Rai dedicato ai Mondiali, l’attenzione di una parte del pubblico non si è concentrata sulle partite, sulle assenze eccellenti, sulle storie del torneo o sull’Italia fuori dalla competizione. A occupare i social, invece, sono stati commenti sul volto della giornalista. Tra le frasi circolate durante la diretta anche “è arrivata la plastica”. Un copione che Ferrari conosce bene e al quale ormai sceglie quasi sempre di non rispondere.
“Accordo fatto”. Ballando con le stelle, due politici italiani per Milly Carlucci

Mondiali 2026, la reazione di Paola Ferrari agli insulti
“Sono ripetitivi e poco originali. La solita barzelletta. Sfottò che non mi fanno né caldo né freddo”, ha spiegato al Corriere della Sera, lasciando intendere quanto certi attacchi abbiano ormai perso qualunque forza. Il punto, però, per lei non è solo personale. Il problema riguarda il modo in cui le donne in televisione vengono ancora giudicate, spesso prima per l’immagine che per il lavoro.
Ferrari parla infatti di “una mentalità stantia che non riusciamo a superare. Puerile e stancante questa misoginia”. E rivendica con nettezza la libertà di ogni donna: “Quello che ci pare. Se vogliamo ci rifacciamo, altrimenti no”. Poi aggiunge una considerazione amara, che fotografa bene il paradosso: “Se sei bella vuol dire che ti sei rifatta, però se non ti rifai sei una vecchia incartapecorita”.

Il bersaglio, dunque, non è soltanto una conduttrice. È un modello culturale che continua a chiedere alle donne di giustificarsi sempre: per l’età, per il volto, per le scelte estetiche, per i segni della vita. Non stupisce allora il rimpianto di Ferrari per un tempo meno esposto alla ferocia digitale: “Preferivo un mondo senza social. Peccato perché i social sono nati per ascoltare la voce di tutti e invece si sono trasformati in un luogo di odiatori e non si è riusciti a fermarli”.
Tra i commenti, qualcuno ha anche ipotizzato problemi di salute, notando gli occhi della giornalista. Lei ha voluto tranquillizzare tutti: “Nessun problema. Noi arriviamo dopo ore e ore di lavoro. Ma sono comunque in forma, seguo una disciplina, esercizio fisico”. Una risposta serena, arrivata dopo l’ennesima serata in cui il corpo di una professionista è diventato argomento pubblico più del suo lavoro.
Ma Paola Ferrari è ormai come gli alieni di Cocoon pic.twitter.com/03Zg0vRVxq
— Kedisagio (@B_R_H_E_D_A) June 11, 2026
Nel frattempo Paola Ferrari non chiude gli occhi…Allucinanteeee pic.twitter.com/dleMrItxNx
— InTrashWeTrustMN90 (@InTrashWeTrust9) June 11, 2026
Fine primo tempo Messico-Sudafrica, Paola Ferrari in diretta su Rai Uno: "Hugo BOSS, l'allenatore del Sudafrica, ha schierato una formazione prudente" ⚰#FIFAWorldCup26 #Mondiali2026 pic.twitter.com/fpbrCU6YnK
— Gisella Ruccia 🇵🇸 (@gisellaruccia) June 12, 2026
Alcuni utenti hanno ricordato che Paola Ferrari in passato ha affrontato problemi seri di salute. “Ha avuto due tumori al viso. Vi informate prima di dire cattiverie?”, ha scritto una persona sui social. Un’altra ha aggiunto: “È una donna che, pur avendo degli strascichi delle malattie, decide di continuare a lavorare. È l’unico modo per reagire positivamente a uno stato fisico di sofferenza. Giudicate la vostra vita e lasciate in pace gli altri!”.
Sei anni fa alla giornalista era stato diagnosticato un carcinoma maligno al volto, che rese necessario un intervento importante. Allora raccontò: “Ho 24 punti in faccia”. Nel 2024 è arrivata anche la diagnosi di un secondo carcinoma basocellulare, scoperto in fase precoce. Anche in quell’occasione Ferrari aveva scelto parole ferme e rassicuranti: “È piccolo piccolo e guarirò senza problemi”. Oggi continua a lavorare, a condurre e a stare davanti alle telecamere: ed è forse proprio questa la risposta più forte a chi continua a guardare solo la superficie.


