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Sanremo 2026, momento di commozione in sala stampa: lungo applauso

È quella strana ora prima della tempesta, quando Sanremo trattiene il fiato e anche chi “ne ha visti tanti” si ritrova con gli occhi lucidi. Oggi, a poche ore dall’apertura dell’Ariston, basta una frase detta al microfono e la sala stampa cambia temperatura. E capisci che il Festival è già iniziato, anche senza musica.

La prima conferenza stampa di Sanremo 2026, fissata per lunedì 23 febbraio, è il classico momento in cui si prova a mettere ordine tra attese, voci e adrenalina. Ma l’atmosfera, più che da briefing, è da racconto: ci sono ricordi, telefonate a sorpresa e una promessa chiara su come sarà questa edizione.


Appena si parte, non c’è spazio per i sorrisi di rito. In sala stampa arriva un momento di commozione quando viene ricordata la scomparsa di tre colleghi: Giovanni Paoli, Alfredo Saitto e Pietro Bevilacqua. Il pubblico dei giornalisti risponde con un applauso lungo, scrosciante, di quelli che non hanno bisogno di spiegazioni.

È un passaggio che rimette tutti al loro posto: dietro alle luci, alle polemiche e alle classifiche, c’è una comunità che si riconosce e si stringe. E da lì in poi anche le parole sembrano pesare un po’ di più.

Conti e l’omaggio a Baudo: “Un faro per tutti noi”

Carlo Conti arriva con il passo di chi conosce ogni angolo dell’Ariston, ma anche con un’emozione visibile quando torna su Pippo Baudo. Lo definisce un maestro assoluto, uno che non si è limitato a condurre, ma ha inventato un modo di stare sul palco: il conduttore come “regista in scena”, quello che detta i tempi e tiene il filo.

È un omaggio che sa di gratitudine e, per molti, anche di nostalgia. Conti lo ribadisce con parole nette: se Sanremo è Sanremo, è anche perché Baudo è Baudo. E quel passaggio, detto così, senza effetti speciali, arriva dritto.

Tra i temi sul tavolo, c’è anche la scenografia. Quest’anno il palco viene raccontato come “immersivo”, firmato da Riccardo Bocchini. Non più una separazione netta tra fondale e platea: l’idea è quella di uno spazio che avvolge artisti, orchestra e pubblico, con un impianto pensato per cambiare la percezione in tv e dal vivo.

Non è solo estetica: si parla di asimmetria, di una rottura con la frontalità classica. Tradotto: Sanremo prova a sorprendere anche quando non canta nessuno, giocando sull’impatto visivo e su un Ariston che sembra quasi respirare insieme allo show.

Nelle ore che precedono il via, gli artisti raccontano un clima disteso. Malika Ayane parla di leggerezza, ma legata alla consapevolezza del presente. Francesco Renga, all’undicesima partecipazione, dice che vuole divertirsi e che questo Sanremo lo sente “importante”, con una motivazione diversa.

E poi c’è la frase che resta appesa: Fedez, in gara insieme a Marco Masini, definisce il loro brano “un grido liberatorio”, convinto che arriverà alle persone. Intanto, sullo sfondo, la festa sul molo di Portosole: musica, fuochi d’artificio, centinaia di partecipanti. Sanremo, come sempre, è anche questo: un paese che diventa un palco gigante.

Conferenza stampa Sanremo 2026: interventi e retroscena

Quando ormai la conferenza sta entrando nel ritmo classico di domande e risposte, arriva la svolta da copione sanremese. Il direttore di Rai Radio 2 Giovanni Alibrandi chiama in diretta Rosario Fiorello. E lui, senza perdere un secondo, lancia la battuta che sembra già un meme: “Vi auguro tante polemiche”.

Telefonata a Fiorello durante la conferenza stampa di Sanremo 2026

Conti gli chiede subito: “Farai il Durante Festival?”. Risposta: “La prima puntata sì, poi vediamo”. E in quella mezza promessa c’è tutta l’arte di Fiorello: ti dà abbastanza per farti sperare, ma non abbastanza per sentirti sicuro.

Quando finalmente prendono la parola Carlo Conti e Laura Pausini, il messaggio è chiaro: quest’anno deve essere la festa della musica. Conti dice che per lui Sanremo è una seconda casa e scherza sulla “cittadinanza onoraria”, tirando dentro anche Amadeus. E poi racconta un dettaglio che fa capire quanto lavoro c’è dietro: con Pausini, dice, si lavora da marzo.

Conti parla di un Festival dai “tantissimi sapori diversi” e di nomi che portano la musica italiana nel mondo. Cita Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Tiziano Ferro, Andrea Bocelli. Poi, nel ricordare Baudo, si commuove: ed è uno di quei momenti in cui la maschera del professionista si abbassa e resta l’uomo.

In mezzo a tutto questo, spunta anche un dato che fa sorridere: secondo una ricerca EMG Different, sono 1,9 milioni gli italiani che hanno una canzone del Festival come suoneria del cellulare. In testa ci sarebbe Olly con “Balorda nostalgia” (vincitrice del 2025), seguita da “La cura per me” di Giorgia e “La Notte” di Arisa.

Tra le più scaricate compaiono anche brani che non hanno vinto, ma sono rimasti addosso al Paese: “Vita Spericolata”, “Piazza Grande”, “Maledetta Primavera”. Ed è forse questa la magia più semplice di Sanremo: cambia tutto, ogni anno, ma alla fine una melodia trova sempre il modo di entrare nella vita quotidiana. Anche dal telefono, anche nel momento meno adatto.


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