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“Stop”. E Asia Argento sfoggia il dito medio in diretta: Barbara D’Urso senza parole

Asia Argento al centro delle polemiche. Nelle diretta di ieri sera di ‘Live – Non è la D’Urso l’attrice, come suo solito, non le ha mandate a dire commentando la condanna di Harvey Weinstein dopo le accuse di violenza e di stupro, e che quindi rischia fino a 25 anni di carcere. È successo quando la D’Urso ha mostrato un filmato con alcuni dei vip pro e contro Asia Argento.

Tra i secondi Claudia Gerini che all’eposa disse: “Penso che uno si possa prendere tutto il tempo che vuole per denunciare. Magari è strano e può dare adito ad ambiguità, se ricevi dei favori negli anni o se collabori in modo sostanziale, magari facendo distribuire alcuni film. Quindi reiteri, continui nel corso degli anni, ad affiancarti a questa figura”. A queste parole Asia Argento fa il dito medio in diretta e Barbara D’Urso le chiede il motivo di questo gesto. Continua dopo la foto


“Lei è stata con questo Lombardo che è quello che mi ha portato nella villa di Weinstein, dopo il mio stupro non ho più fatto film con lui. La Gerini stava con Lombardo, il lacchè anzi il pappone di Weinstein che portava non le prostitute ma le ragazze che volevano fare cinema. Io ce l’ho molto con lei che era una mia amica”. La D’Urso si dissocia. Continua dopo la foto

Quanto a Weinstein, il caso continua. La giuria di New York ha però assolto Weinstein dalle accuse di aggressione sessuale nei confronti di altre due donne, Miriam Haley e Jessica Mann. Erano in tutto cinque i capi di imputazione contestati a Weinstein. Gli avvocati di Weinstein, ha annunciato Donna Rotunno, che ha guidato il collegio dei difensori dell’ex produttore, ricorreranno in appello. ‘Ricorreremo in appello assolitamente. La battaglia non è finita”, ha detto fuori dal tribunale di Manhattan. Continua dopo la foto


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L’accusa di aggressione sessuale, per la quale era stato assolto, era quella che prevedeva la pena più lunga, dai 10 anni all’ergastolo. Mentre per le accuse di stupro e violenza sessuale per le quali è stato condannato rischia una condanna tra i cinque ed i 25 anni.
Il processo di fronte alla New York State Supreme Court, che si era aperto all’inizio del mese, a due anni delle inchieste bomba di New York Times e New Yorker che hanno riportato le denunce di decine di donne che accusavano l’allora potentissimo produttore di Hollywood di abusi sessuali, stupro, molestie ed in genere di usare il suo potere nel mondo del cinema per approfittarsi delle giovani donne.

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