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“Annientata dal dolore”. Il dramma del volto della tv italiana, il racconto

Per anni ha convissuto con un dolore invisibile, difficile da spiegare e ancora più difficile da gestire. Un dolore che arriva all’improvviso, che confonde le parole, oscura la vista e costringe il corpo all’immobilità. Un percorso lungo, fatto di paura, diagnosi tardive e tentativi continui di trovare una cura, raccontato oggi senza filtri in una lunga intervista al Corriere della Sera. Una storia che parla di malattia, ma anche di resistenza e di rinascita.

I primi segnali si sono manifestati molto presto, quando aveva appena vent’anni. “A 20 anni sono stata colpita da un TIA, un attacco ischemico transitorio: un mal di testa improvviso, emicrania aura scoprirò in seguito”. In quei momenti qualcosa non funzionava più come prima: “Le mie parole erano sconnesse, desideravo dire una cosa e ne dicevo un’altra”. Per molto tempo tutto è stato ricondotto allo stress, fino a un nuovo episodio, molto più violento, arrivato intorno ai quarant’anni. “Il sole mi è arrivato attraverso la finestra come una lama negli occhi, a seguire una potente emicrania”. La paura, allora, è diventata concreta: “Ho pensato all’esordio di una paresi: l’emicrania aura può dare paralisi temporanea”.


L’attrice Barbara Tabita racconta la malattia

A raccontare oggi questo lungo calvario è Barbara Tabita, attrice amata dal grande pubblico e segnata per sette anni da una malattia che ha stravolto ogni aspetto della sua vita. “Come donna, come mamma, ero completamente annientata dal dolore”, confessa. Le crisi erano così forti da costringerla spesso a letto, mentre la quotidianità scorreva senza di lei. “Dal letto vedevo mia figlia crescere senza poter vivere tutti i momenti con lei”.

Sul piano medico, però, non si è mai arresa. La ricerca di una soluzione è stata continua, ostinata. “In questi 20 anni la medicina ha fatto importanti passi avanti e io non ho mai smesso di cercare, di informarmi”. Dopo numerosi tentativi, nel suo caso è arrivata finalmente una svolta concreta. “Nel mio caso gli anticorpi monoclonali sono state la mia cura”. Un passaggio decisivo che ha cambiato radicalmente il suo quotidiano.

Quegli anni di sofferenza hanno lasciato un segno profondo, ma anche una nuova consapevolezza. “Quei sette anni all’inferno mi hanno cambiata totalmente”. Dal dolore è nata una trasformazione interiore, un nuovo modo di guardarsi e di vivere il proprio corpo. “Non ho più voluto sentirmi una ‘bambola rotta’ ma, al contrario, ho cominciato a essere gentile con me stessa”. Da lì, lentamente, è arrivata anche la possibilità di tornare a lavorare, di riprendere la carriera e di guardare di nuovo avanti. “Ora, dopo tanto buio, vivo nella luce”.

Nel suo racconto c’è anche un forte messaggio di informazione e prevenzione. I sintomi dell’aura, spiega, possono essere facilmente confusi con quelli di un ictus. “La lingua sembra essere di pezza o colpita da formicolio persistente, le labbra, mento e dita della mano si addormentano, la luce naturale o quella dei vari device diventa insostenibile agli occhi”. Subito dopo arriva la fase più temuta: “Da qui fa seguito un’emicrania feroce”.

A peggiorare ulteriormente il quadro è stata la gravidanza. A 44 anni è diventata madre di Beatrice, ma il corpo ha reagito con violenza ai cambiamenti. “Il mutamento ormonale, però, e lo stress fisico di una gravidanza a quell’età, sono state una tempesta fisica violenta”. Dopo il parto, racconta, la situazione è precipitata ulteriormente. “Il mio corpo ha avuto, infatti, un ulteriore crollo”. Una prova durissima, superata solo grazie alla cura giusta e a una nuova, profonda alleanza con se stessa.


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