Il caso Garlasco continua a far discutere non solo per gli sviluppi investigativi, ma anche per il clima che si è creato attorno ai protagonisti della vicenda. Nelle ultime ore l’attenzione si è concentrata sulle condizioni della madre di Andrea Sempio, ricoverata in ospedale dopo un malore, un episodio che ha riacceso il dibattito sulle conseguenze umane e personali di una vicenda che da mesi domina cronache e talk show.
Mentre la procura di Pavia prosegue il lavoro sulla nuova inchiesta e continuano confronti e polemiche tra consulenti, avvocati e opinionisti, a intervenire pubblicamente è stato Armando Palmegiani, consulente criminologo di Andrea Sempio. Ospite di Storie Italiane e successivamente di Zona Bianca, l’esperto ha affrontato diversi temi, dalle condizioni della madre del suo assistito fino alla discussa impronta 33.
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Le prime parole sono state dedicate proprio alla donna. “È fuori pericolo ed è in osservazione. Ci siamo scambiati dei messaggi con Andrea e probabilmente, a fine giornata, potrebbe essere dimessa, anche se non è escluso che venga trattenuta ancora per qualche controllo. In ospedale c’erano Andrea e Giuseppe, poi, quando hanno capito che era fuori pericolo, sono tornati a casa. Da quello che è emerso, erano in casa quando si sono accorti del malessere. Non ha perso conoscenza, ma ovviamente non stava bene”.

Palmegiani ha poi parlato della pressione mediatica e dei commenti online. “Non è la prima volta che subisce questo stress. Lo vive molto intensamente, e vorrei essere delicato: lei somatizza tantissimo e ogni cosa per lei viene vissuta con grande partecipazione”. Secondo il criminologo, il problema maggiore sarebbe rappresentato da una minoranza particolarmente attiva sui social: “Anche solo mille persone sembrano tantissime, ma siamo sessanta milioni. Sono persone che hanno molti profili, dei troll, ed è una cosa imbarazzante”.

Lo stesso consulente ha raccontato di essere stato bersaglio di attacchi online da quando è entrato nel caso Garlasco. “Ho ricevuto attacchi personali sui social, più o meno come gli altri. Fino a oggi non ho querelato nessuno: cancello il post e blocco l’utente. Credo che siamo i primi a dover abbassare i toni”. Ha inoltre sottolineato la differenza tra informazione professionale e contenuti diffusi sui social, ricordando che “un giornalista che sbaglia viene richiamato, ma moltissimi canali social sono gestiti da persone che non sono iscritte all’Ordine e quindi non devono rispondere a nessuno”.

Il criminologo è poi tornato sulla cosiddetta impronta 33, che la procura attribuisce ad Andrea Sempio. “L’impronta non è fatta di numeri, non è una scienza esatta. È una serie di linee in cui io posso vedere un punto e un altro professionista può non vederlo. Non stiamo parlando del Dna, che fornisce dati numerici: la dattiloscopia è interpretazione”. Richiamando il proprio parere pro veritate, ha aggiunto: “Ho riportato le considerazioni di Iuliano e Caprioli, poi ho fatto verificare tutto al mio dattiloscopista di fiducia, che mi ha detto che non è assimilabile a quella di Sempio”.

Secondo Palmegiani, inoltre, “il Dna è un dato statistico, l’impronta è un dato giuridico e legislativo, non una scienza”. Per questo ritiene auspicabile una perizia e ricorda che un eventuale processo ripartirebbe dall’inizio: “Se si arrivasse a processo si ripartirebbe da zero, dalla bicicletta nera e dall’impronta della scarpa a pallini. Un eventuale processo ricomincerebbe dall’inizio, con gli elementi nuovi e con quelli già acquisiti”. Sulla presenza della Bpa nel lavandino, il consulente ha inoltre espresso una sua convinzione personale: “Secondo me l’assassino non si è lavato nel lavandino del bagno. Credo che non si sia lavato affatto e che abbia pulito il sangue con gli asciugamani”.
Nel corso di Zona Bianca non è mancato un confronto acceso con Giada Bocellari, avvocata di Alberto Stasi. “Lei non ascolta. Lei parla tanto, ma non ascolta”, ha detto Palmegiani, ricevendo come risposta: “Allora io sono scema, sono stupida, non ascolto?”. In conclusione il criminologo ha invitato tutti a moderare i toni: “Non dico che non si debba raccontare la cronaca, ma bisogna raccontarla bene”. E ha ribadito che il caso Garlasco ha prodotto anche “vittime secondarie”, citando come esempio la madre di Alberto Stasi, ricordando infine che “Alberto Stasi è stato assolto due volte e i giudici che lo hanno assolto non valgono meno di quelli che lo hanno condannato: meritano la stessa considerazione”.


