Un lutto profondo colpisce la Rai e, con essa, l’intero mondo dell’informazione italiana. Se ne va una figura che ha segnato decenni di giornalismo, attraversando la storia del Paese con uno sguardo sempre lucido, una voce mai banale, una coerenza rara. La sua assenza lascia un vuoto tra coloro che hanno creduto in un’informazione capace di unire rigore e chiarezza, emozione e misura. La notizia della sua scomparsa scuote colleghi, istituzioni, ascoltatori e telespettatori che con lui hanno condiviso eventi memorabili e tragici della storia recente.
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La carriera di quest’uomo, protagonista assoluto del racconto giornalistico del secondo Novecento, comincia nella carta stampata, tra le pagine di Panorama, per poi vivere una lunga stagione in Rai. Fu tra i pionieri di un nuovo modo di fare televisione, capace di portare il pubblico dentro i fatti con una narrazione più asciutta, moderna, vicina al linguaggio quotidiano. Fu anche tra i primi volti a cambiare il Tg2, contribuendo in modo decisivo alla sua affermazione, e dando un’impronta personale alle grandi dirette degli anni più difficili.

Lutto in Rai, il dolore di amici e colleghi
È lui a dare, il 16 marzo 1978, l’annuncio del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani. Alle 10:01 la sua voce interrompe le trasmissioni per raccontare al Paese una ferita destinata a rimanere aperta per anni. Poi ancora il racconto, sempre composto e incisivo, dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II, e della tragedia di Vermicino, dove la morte del piccolo Alfredino Rampi sconvolse l’Italia intera. Ma anche decine di pagine di storia narrate senza mai cedere alla spettacolarizzazione. Dopo la televisione, scelse la radio, mezzo che contribuì a reinventare: fondò Zapping, portando il dibattito politico e sociale in una nuova dimensione.

Giancarlo Santalmassi, questo il nome del grande giornalista scomparso, si è spento a 83 anni nella clinica Quisisana di Roma. Nato nella Capitale il 20 ottobre 1941, ha segnato con il suo stile personale l’evoluzione del giornalismo italiano. Dopo l’esperienza in Rai, passò nel 1998 al Gruppo Il Sole 24 Ore, dove diventò una delle voci principali di Radio 24. Qui fu direttore dal 2005 al 2008, conducendo trasmissioni che lasciarono un segno nel panorama dell’approfondimento radiofonico. Il suo ultimo impegno fu la fondazione del quotidiano digitale In Più, ennesima dimostrazione della sua capacità di innovare e interpretare il presente.

Il cordoglio per la sua morte è unanime. La Rai, in un comunicato ufficiale firmato dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi, dal direttore generale Roberto Sergio e dal Consiglio di Amministrazione, esprime “il proprio cordoglio per la scomparsa di Giancarlo Santalmassi, volto storico dell’informazione Rai e – dal sequestro Moro all’attentato a Giovanni Paolo II – testimone di alcuni dei momenti più drammatici del secolo scorso. Una passione per il giornalismo e un rigore nella narrazione messi al servizio della Rai anche come direttore della radio”. In queste parole si racchiude l’eredità di un uomo che ha insegnato cosa significa raccontare la realtà con onestà, umanità e spirito critico.


