La prima giornata di gare delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 si è aperta nel segno dell’entusiasmo e dei risultati incoraggianti per l’Italia, capace di partire con il piede giusto davanti al pubblico di casa. Tra piste affollate, tribune partecipi e un clima di grande attesa, gli atleti azzurri hanno risposto presente, centrando piazzamenti importanti e mostrando subito competitività in diverse discipline. Un avvio che ha rafforzato la sensazione di un’Olimpiade ben organizzata e, soprattutto, sentita dal Paese ospitante.
>> L’annuncio di Silvia Toffanin con la gioia negli occhi. Tutti in piedi ad applaudire
Il bilancio della prima giornata olimpica parla di prestazioni solide, di un’Italia subito protagonista e di un movimento che sembra aver assorbito al meglio la pressione dell’evento. Dallo sci al ghiaccio, passando per le discipline indoor, l’impressione è quella di una squadra pronta a giocarsi le proprie carte fino in fondo. Un avvio che ha contribuito a consolidare l’immagine positiva dei Giochi, già applauditi per l’impatto mediatico e per la risposta del pubblico internazionale.

Olimpiadi Milano – Cortina, la denuncia del campione
Da qui in avanti, però, il racconto dei Giochi si arricchisce anche di sfumature meno entusiastiche. Milano-Cortina, francesi a parte, è già stata applaudita da mezzo mondo. La cerimonia d’apertura, considerata un sunto del made in Italy, ma soprattutto i collegamenti logistici, le attenzioni per gli atleti e il Villaggio olimpico hanno raccolto giudizi lusinghieri. Dal cibo alle sistemazioni, con camere da letto e materassi in testa, tutto è stato promosso. Ma qualcuno, tra i giovani in gara in queste Olimpiadi invernali, ha comunque storto il naso.

Il giapponese Tatsuya Shinhama, una delle punte nipponiche ai Giochi e tra i favoriti nel pattinaggio velocità, non sembra aver apprezzato fino in fondo l’esperienza italiana. Alla sua seconda partecipazione consecutiva a cinque cerchi, dopo Pechino 2022, l’atleta ha espresso perplessità sia sulla pista del Milano Speed Skating Stadium di Rho sia sull’ambiente che circonda il Villaggio.

Oltre a non sbilanciarsi sulla pista del palazzetto (“Sembrava una pista temporanea. L’atmosfera era molto temporanea, ma per me la sensazione del ghiaccio non era diversa da quella di qualsiasi altra pista”), Shinhama non è rimasto conquistato nemmeno dal Villaggio olimpico di Porta Romana, più centrale ma distante dall’impianto di gara. Ed è proprio qui che emerge il passaggio più delicato del suo racconto: “Questa volta è molto diverso da Pechino: arrivo con una sensazione fresca e nuova. C’è più libertà, però il quartiere intorno al Villaggio Olimpico è in periferia, e c’è un’atmosfera un po’ spaventosa. Di notte non mi va proprio di uscire”.
Parole che hanno acceso il dibattito e che contrastano con l’immagine patinata dei Giochi, riportando l’attenzione anche sulle percezioni personali degli atleti. In un’Olimpiade che, sul piano sportivo e organizzativo, ha già convinto molti, resta spazio anche per queste voci fuori dal coro, destinate a far discutere mentre le gare entrano sempre più nel vivo.


