Il cammino di Lorenzo Musetti agli Australian Open si è interrotto in modo brusco e inatteso nei quarti di finale, lasciando il pubblico della Rod Laver Arena sospeso tra sorpresa e preoccupazione. La sfida contro Novak Djokovic aveva preso una piega combattuta, con l’azzurro capace di tenere testa al 24 volte campione Slam e di mostrare un livello di tennis che lasciava intravedere uno scenario aperto, ben oltre i pronostici della vigilia.
Dall’altra parte della rete, però, anche Djokovic ha vissuto momenti di difficoltà evidenti. Dopo aver ceduto il secondo set ed essere finito sotto nel punteggio, il serbo si è fermato per un medical timeout, mostrando alle telecamere i problemi ai piedi che ne stavano limitando gli spostamenti. Le immagini delle vesciche, del fisioterapista al lavoro e del tape applicato nelle zone più doloranti hanno raccontato una partita che, improvvisamente, sembrava appesa a un filo per entrambi.

Infortunio Lorenzo Musetti, parla l’esperto: “Perché è successo”
In quel contesto carico di tensione, il match ha continuato a oscillare tra resistenza fisica e forza mentale, fino al colpo di scena che ha cambiato tutto. Nel terzo set, infatti, è arrivato il ritiro di Musetti, costretto ad alzare bandiera bianca per un problema fisico. Una decisione sofferta che ha spalancato a Djokovic la strada verso la 13esima semifinale della carriera a Melbourne, ma che ha lasciato l’amaro in bocca per un incontro che prometteva battaglia fino all’ultimo scambio.

Solo a questo punto emergono le possibili spiegazioni, come riportato da Adnkronos, che ha raccolto l’analisi degli esperti sulle dinamiche degli infortuni muscolari nel tennis. Secondo gli specialisti, “sono spesso la conseguenza di un evento traumatico indiretto legato a bruschi movimenti e contrazioni muscolari eccentriche (in allungamento). Nonostante l’enfasi e l’opinione comune sia spesso posta sull’arto superiore, la ricerca epidemiologica conferma che la maggior parte dei traumi si localizza agli arti inferiori. Infatti, circa il 70% degli infortuni più comuni negli sport di racchetta coinvolge gli arti inferiori”.

Entrando nel caso specifico, “Nel caso di Musetti, diversi fattori potrebbero aver contribuito all’infortunio”. Il primo riguarda la possibile recidiva e i cosiddetti punti deboli: “Musetti aveva già sofferto di una lesione muscolare all’adduttore sinistro. Una precedente lesione è il principale fattore di rischio per nuovi traumi. Semplificando possiamo dire come il tessuto cicatriziale non abbia la stessa elasticità di quello sano, è come una toppa rigida su un vestito elastico: sotto tensione, il punto di giunzione rischia di strapparsi di nuovo”.
A incidere, però, potrebbe essere stato anche l’affaticamento accumulato nelle partite precedenti. “Prima della sfida con Djokovic, Musetti aveva affrontato match impegnativi, tra cui una vittoria in tre set molto fisici contro Taylor Fritz. Il coach Simone Tartarini aveva già sottolineato in passato come il fisico di Lorenzo dovesse ancora abituarsi a sostenere grandi maratone agonistiche a ritmi così elevati”. Un carico che, in tornei intensi come lo Slam australiano, può presentare il conto all’improvviso.
Non va poi trascurato lo stress ambientale e termico. “L’edizione 2026 degli Australian Open è stata segnata da temperature estreme che hanno causato numerosi malori e crampi tra i giocatori (Cobolli e Sinner, ad esempio). Il calore intenso può anche alterare la trasmissione degli impulsi neuromuscolari, predisponendo a infortuni muscolari, oltre a causare perdita di elettroliti”. Un fattore invisibile, ma spesso decisivo, soprattutto nelle fasi avanzate del torneo.
Infine, l’attenzione si sposta sul recupero e sul futuro. “Dopo un infortunio come quello di Musetti la domanda non è solo quando tornerà, ma come. La riabilitazione moderna ha abbandonato il vecchio dogma del riposo assoluto. Oggi parliamo di carico ottimale: il muscolo deve lavorare fin dai primi giorni, ma in modo scientificamente controllato”. E ancora, nella fase più delicata, “Un tennista non è guarito quando non sente più dolore, ma quando il suo sistema muscolare può sopportare di nuovo lo stress biomeccanico”. Un percorso complesso, che ora attende l’azzurro, mentre Melbourne archivia una partita finita troppo presto.


